L'avvocato di Domenico: "No subito al cuore artificiale, è condotta dolosa"

Secondo quanto sostenuto dai consulenti di parte, non sarebbero stati eseguiti tutti gli accertamenti necessari

A cura di Redazione
08 giugno 2026 14:00
L'avvocato di Domenico: "No subito al cuore artificiale, è condotta dolosa" -
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Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore risultato non riuscito. Al centro dell’attenzione vi sono le relazioni medico-legali depositate dai consulenti di parte nominati dalla difesa della famiglia, che introducono elementi destinati a incidere sul quadro complessivo delle valutazioni in corso.

Secondo quanto riportato nelle perizie firmate dal dottor Luca Scognamiglio, dal professor Gianni D. Angelini e dalla dottoressa Maria D’Amico, la gestione clinica del piccolo paziente avrebbe presentato criticità rilevanti. In particolare, viene evidenziato il prolungato utilizzo dell’ECMO, il sistema di circolazione extracorporea impiegato per supportare le funzioni vitali in pazienti in condizioni critiche, senza che – secondo i consulenti – siano stati adeguatamente considerati altri possibili strumenti terapeutici, come il Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare artificiale.

Le relazioni, depositate nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal giudice per le indagini preliminari di Napoli, rappresentano un tassello importante nell’inchiesta coordinata per fare luce sulle circostanze del decesso del minore. Secondo quanto sostenuto dai consulenti di parte, non sarebbero stati eseguiti tutti gli accertamenti necessari per stabilire con certezza la possibilità di impiantare il cuore artificiale nei momenti in cui le condizioni cliniche del bambino lo avrebbero potuto consentire.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, sottolinea come, a parere dei consulenti, il mancato ricorso tempestivo a tale dispositivo potrebbe assumere rilievo anche sotto il profilo delle responsabilità, arrivando a ipotizzare una condotta non meramente colposa ma dolosa, una valutazione che dovrà ora essere verificata dagli inquirenti e dal giudice.

Come noto, l’ECMO è uno strumento salvavita che consente di supportare temporaneamente le funzioni cardiache e respiratorie, ma la sua efficacia è generalmente limitata a un arco temporale di alcune settimane. Il Berlin Heart, invece, può garantire un supporto più prolungato, anche nell’ordine di mesi, in attesa di un trapianto definitivo.

Secondo quanto evidenziato dalla difesa, i tempi medi di attesa per un cuore compatibile in Italia si aggirano intorno ai 90 giorni. Il piccolo Domenico è deceduto circa due mesi dopo un trapianto che, secondo quanto ricostruito, non avrebbe avuto esito positivo anche a causa delle condizioni dell’organo, che sarebbe giunto congelato.

L’inchiesta prosegue ora con l’analisi approfondita del materiale medico e delle consulenze tecniche, mentre l’incidente probatorio servirà a chiarire se tutte le procedure cliniche siano state rispettate e se vi fossero alternative terapeutiche praticabili nel caso del piccolo paziente.

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