La terra in Campania trema ancora

L’evento sismico si è verificato in una delle aree geologicamente più sensibili della Campania, caratterizzata da una lunga storia di terremoti

A cura di Redazione
14 giugno 2026 09:00
La terra in Campania trema ancora -
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Una lieve scossa di terremoto di magnitudo 2.1 è stata registrata nella tarda serata di ieri nell’area dell’Alta Irpinia. Il sisma è stato rilevato dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia alle ore 22:20, con epicentro nei pressi di Calabritto e una profondità stimata di circa 8 chilometri. Secondo i dati diffusi dall’istituto, l’epicentro è stato localizzato a circa 6 chilometri da Calabritto, 7 chilometri da Caposele, 8 chilometri da Senerchia e Bagnoli Irpino, 9 chilometri da Acerno e 10 chilometri da Lioni. Al momento non risultano segnalazioni di danni a persone o edifici.

L’evento sismico si è verificato in una delle aree geologicamente più sensibili della Campania, caratterizzata da una lunga storia di terremoti anche molto intensi. Si tratta di una sismicità di origine tettonica, legata ai movimenti delle faglie presenti nell’Appennino meridionale, e non collegata all’attività vulcanica del Vesuvio o dei Campi Flegrei.

Calabritto, situata nell’alta valle del Sele ai piedi dei Monti Picentini, è uno dei comuni che conserva il ricordo più doloroso del devastante terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980. Quel sisma, di magnitudo 6.9, provocò migliaia di vittime, oltre 9mila feriti e circa 280mila sfollati, causando enormi distruzioni in numerosi centri dell’entroterra campano e lucano.

Tra i paesi maggiormente colpiti vi furono proprio Calabritto, insieme a Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, che subirono danni gravissimi e una quasi totale distruzione del patrimonio edilizio. Le cronache storiche ricordano inoltre altri eventi sismici significativi nell’area, tra cui il terremoto del 1773.

Gli esperti sottolineano tuttavia che una scossa di magnitudo 2.1 rientra nella normale attività sismica di una zona ad alta pericolosità e che, allo stato attuale, non vi sono elementi che facciano pensare a una ripresa di eventi di forte intensità. L’area continua comunque a essere costantemente monitorata dagli organismi di sorveglianza sismica nazionali, proprio in ragione delle sue caratteristiche geologiche e della sua storia.

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