I camorristi derubano i narcos sudamericani di 300mila euro di droga
il cartello avrebbe attivato una rete di contatti e intermediari criminali
Una complessa e articolata operazione criminale, ricostruita dagli investigatori, avrebbe portato alla luce un finto blitz delle forze dell’ordine messo in scena con un obiettivo preciso: sottrarre un ingente carico di droga dal valore stimato di circa 280mila euro. Dietro la messinscena, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbe la mano di alcuni gruppi legati alla camorra napoletana, riusciti a colpire direttamente i vertici di un’organizzazione internazionale del narcotraffico attiva tra Sudamerica e Italia.Il colpo, avvenuto al momento della consegna di un carico di cocaina proveniente dalla Colombia, avrebbe permesso ai camorristi di impossessarsi di circa 10 chilogrammi di stupefacente appena arrivati sul territorio italiano. Un’azione che, secondo gli inquirenti, non si sarebbe trattata di un episodio isolato, ma di una dinamica inserita in un più ampio contesto di rapporti e tensioni tra diversi livelli del narcotraffico internazionale.La vicenda, tuttavia, non si sarebbe conclusa con il furto del carico. Per tentare di recuperare la droga o il valore economico corrispondente, il cartello sudamericano avrebbe attivato una rete di contatti e intermediari criminali, dando vita a una serie di incontri e “summit” organizzati in Campania. Riunioni che, secondo i carabinieri che hanno condotto l’inchiesta, confermerebbero la struttura organizzata e la forte capacità di coordinamento del sodalizio criminale.Gli investigatori descrivono infatti un’organizzazione con una marcata propensione alla violenza e metodi intimidatori estremamente aggressivi, utilizzati per il recupero dei crediti legati al traffico di droga. Tra le pratiche emerse vi sarebbero stati anche sequestri lampo, con il noleggio di appartamenti utilizzati come luoghi di detenzione per i debitori, oltre all’uso sistematico di armi da fuoco e mazze da baseball per esercitare pressione e ottenere il pagamento dei debiti.Nel corso delle indagini è inoltre emerso un quadro più ampio dei collegamenti internazionali del gruppo, con intercettazioni che avrebbero evidenziato rapporti diretti con i vertici dei “Los Choneros”, considerata una delle più potenti e violente organizzazioni criminali dell’Ecuador.Un ulteriore elemento significativo riguarda il ritrovamento, da parte dei carabinieri, di un laboratorio clandestino nelle campagne di Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria. La struttura, utilizzata come raffineria della droga, era dotata di presse idrauliche, stampi e forni a microonde. All’interno sarebbero state rinvenute oltre 500 chilogrammi di miscele destinate ad alterare la purezza della cocaina, con l’obiettivo di aumentare il volume dello stupefacente e massimizzare i profitti delle organizzazioni coinvolte.Un sistema complesso, dunque, che secondo gli investigatori metterebbe in evidenza la capacità delle reti criminali di operare su scala internazionale, intrecciando traffico di droga, violenza e sofisticate strategie di controllo del mercato.