Ha delle viti di metallo nella schiena, le vietano di fare l'esame alla Motorizzazione

Durante il controllo all'ingresso, le addette incaricate della verifica avrebbero bloccato il suo accesso all'aula

A cura di Redazione
24 giugno 2026 08:00
Ha delle viti di metallo nella schiena, le vietano di fare l'esame alla Motorizzazione -
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Era partita all'alba da Sorrento con l'emozione e la tensione che accompagnano ogni esame importante. Dopo settimane di studio, quiz e preparazione, Camilla, 20 anni, studentessa universitaria iscritta al secondo anno di Giurisprudenza, era pronta a sostenere la prova teorica per il conseguimento della patente di guida di categoria B presso la Motorizzazione di Napoli. Quella prova, però, non l'ha mai iniziata. La sua giornata si è interrotta davanti all'ingresso dell'aula d'esame, nel momento dei controlli di sicurezza. Il metal detector installato all'accesso ha segnalato la presenza di materiale metallico nel suo corpo, impedendole di entrare. Non si trattava però di gioielli, accessori o oggetti personali dimenticati addosso, ma delle placche e delle barre metalliche impiantate nella schiena durante un delicato intervento chirurgico per correggere una grave scoliosi.

Un particolare che la giovane aveva già segnalato nei giorni precedenti. Secondo il suo racconto, l'autoscuola che aveva seguito la prenotazione dell'esame le aveva raccomandato di evitare qualsiasi oggetto metallico per agevolare i controlli. Camilla aveva quindi spiegato la propria situazione clinica, specificando di avere materiale metallico permanente inserito nella colonna vertebrale. Una circostanza che, a suo dire, era stata inizialmente considerata irrilevante e non problematica.

La mattina dell'esame, però, la situazione avrebbe preso una piega diversa. Durante il controllo all'ingresso, le addette incaricate della verifica avrebbero bloccato il suo accesso all'aula, impedendole di sostenere la prova. Negli ultimi anni la Motorizzazione ha intensificato i controlli per contrastare i tentativi di frode durante gli esami teorici, spesso realizzati attraverso microauricolari, dispositivi elettronici nascosti e altre tecnologie utilizzate per ricevere suggerimenti dall'esterno. Una misura finalizzata a garantire la regolarità delle prove, ma che in questo caso avrebbe avuto conseguenze inattese.

La studentessa ha cercato di chiarire la propria posizione mostrando la lunga cicatrice che attraversa la schiena, segno evidente dell'intervento subito. Secondo il suo racconto, tuttavia, la spiegazione non sarebbe stata sufficiente a modificare la decisione presa dagli addetti ai controlli.

Al posto dell'accesso all'esame, Camilla si sarebbe vista consegnare la documentazione necessaria per avviare una procedura amministrativa aggiuntiva. Tra i documenti richiesti figurava un certificato da far compilare al medico di base per attestare la presenza delle protesi metalliche impiantate nella colonna. Una richiesta che, sostiene la giovane, non le era mai stata comunicata in precedenza e della quale neppure l'autoscuola sarebbe stata a conoscenza.

Da quel momento la pratica si è trasformata in un percorso burocratico fatto di certificazioni, invio di documenti tramite posta elettronica certificata e attese per le autorizzazioni necessarie. L'esame è stato inevitabilmente rinviato, costringendo la studentessa a riprogrammare una prova per la quale si era preparata da settimane.

Oltre alla delusione per l'occasione mancata, la vicenda ha comportato anche disagi pratici. Il viaggio affrontato nelle prime ore del mattino da Sorrento a Napoli si è rivelato inutile, mentre il rinvio dell'esame è arrivato in un periodo particolarmente intenso per la giovane, impegnata nella sessione universitaria estiva.

Ciò che più l'ha colpita, però, non è stato soltanto il tempo perso. Nella lettera inviata alla stampa, Camilla parla soprattutto del disagio umano e della sensazione di essere stata trattata con sospetto nonostante avesse spiegato fin da subito la propria condizione medica. La studentessa descrive l'episodio come profondamente mortificante, sottolineando di essersi sentita ingiustamente messa sotto accusa per una situazione indipendente dalla sua volontà.

Ora la vicenda riaccende il dibattito sull'equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela delle persone con particolari condizioni mediche. Da un lato la necessità di prevenire le frodi durante gli esami pubblici, dall'altro l'importanza di predisporre procedure chiare e informazioni preventive che consentano ai candidati di presentarsi con tutta la documentazione richiesta, evitando incomprensioni e situazioni potenzialmente penalizzanti.

Resta l'amarezza di una giornata che avrebbe dovuto rappresentare un passo avanti verso il conseguimento della patente e che, invece, si è conclusa con un rinvio e con numerosi interrogativi sulle modalità di gestione di casi analoghi.

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