Funerali senza autorizzazioni, chiusa impresa funebre
L’attività di controllo è scaturita da una serie di verifiche info-investigative finalizzate a monitorare la regolarità amministrativa
Un’impresa attiva nel settore delle onoranze funebri, già destinataria di un provvedimento di interdittiva antimafia, è finita al centro di un’indagine dei carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna. Secondo quanto accertato dagli investigatori, la ditta avrebbe continuato a operare nel settore organizzando funerali e offrendo servizi funebri pur in assenza di qualsiasi autorizzazione valida, violando così i divieti imposti dall’autorità prefettizia.
L’attività di controllo è scaturita da una serie di verifiche info-investigative finalizzate a monitorare la regolarità amministrativa e commerciale delle imprese operanti nel comparto funerario sul territorio. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare sulle aziende già destinatarie di provvedimenti interdittivi antimafia emessi dalla Prefettura di Napoli, tra cui figura un provvedimento datato 25 novembre 2022, adottato nei confronti di soggetti ritenuti vicini a contesti riconducibili alla criminalità organizzata.
Nel corso dell’operazione, svolta con il supporto della Polizia Municipale di Pozzuoli, sono emerse diverse irregolarità che hanno portato all’immediata sospensione delle attività esercitate abusivamente. Le forze dell’ordine hanno infatti disposto la cessazione immediata dell’impresa, che risultava operare sul territorio senza alcun titolo abilitativo valido.
Ulteriori accertamenti hanno riguardato due attività collegate alla stessa compagine aziendale, durante i quali è stata riscontrata una situazione definita dagli investigatori come particolarmente grave sotto il profilo amministrativo. Le verifiche hanno confermato la prosecuzione dell’attività nonostante i divieti imposti dal provvedimento interdittivo.
Sul piano amministrativo, la Polizia Municipale ha elevato due sanzioni: una per la totale assenza delle autorizzazioni necessarie all’esercizio dell’attività d’impresa e un’altra per l’utilizzo irregolare di insegne pubblicitarie ancora riconducibili al vecchio marchio del gruppo, ormai formalmente cessato proprio a seguito delle misure antimafia.
Parallelamente, i carabinieri hanno denunciato i titolari dell’impresa, ritenuti responsabili del reato di esercizio abusivo di attività professionale, contestando loro la prosecuzione dell’attività nonostante i divieti imposti dalle autorità competenti. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare la reale estensione delle attività illecite sul territorio.