Femminicidio di Martina, si confidava con ChatGpt

Martina tendeva a confidare le proprie paure e i propri dubbi soprattutto attraverso conversazioni con un sistema di intelligenza artificiale

A cura di Redazione
28 giugno 2026 07:00
Femminicidio di Martina, si confidava con ChatGpt -
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È proseguito questa mattina davanti alla Corte d'Assise di Napoli il processo per il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa lo scorso anno dall'ex fidanzato Alessio Tucci, 19 anni, che ha ammesso le proprie responsabilità. L'imputato, detenuto nel carcere di Secondigliano con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato, ha seguito l'udienza in videocollegamento dopo gli episodi di tensione verificatisi nelle precedenti udienze tra i familiari. Nel corso della giornata sono stati ascoltati i carabinieri della compagnia di Afragola che condussero le indagini e le ricerche della giovane. Tra loro anche il brigadiere Michele Carusone, che ha ripercorso i momenti del ritrovamento del corpo della quattordicenne all'interno di un casolare abbandonato, dove era stato nascosto sotto un vecchio armadio tra rifiuti e materiale di risulta.

Particolarmente significativo è stato il racconto degli investigatori sull'analisi del contenuto dei telefoni cellulari sequestrati durante le indagini. I militari hanno spiegato di aver esaminato circa 168mila messaggi, tra conversazioni testuali e vocali, ricostruendo una relazione caratterizzata da continui litigi, forte gelosia e comportamenti ritenuti dagli inquirenti di natura possessiva.

Secondo quanto emerso in aula, Martina tendeva a confidare le proprie paure e i propri dubbi soprattutto attraverso conversazioni con un sistema di intelligenza artificiale. Tra le domande recuperate dagli investigatori vi sarebbe anche quella in cui la ragazza chiedeva: «Come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?», un elemento che, secondo l'accusa, contribuirebbe a delineare il clima di controllo vissuto all'interno della relazione.

I carabinieri hanno inoltre riferito che, nonostante in un'occasione avesse subito uno schiaffo dall'allora fidanzato, tanto da riportare la rottura degli occhiali, sarebbe stata la stessa Martina a chiedere successivamente scusa al giovane per aver reagito. Un comportamento che gli investigatori hanno ritenuto indicativo di un rapporto profondamente sbilanciato.

Dalle testimonianze è emerso anche che la giovane non avrebbe condiviso con familiari o amici di scuola le difficoltà vissute nella relazione. Secondo quanto riferito dai militari, nessuno tra le persone a lei più vicine sarebbe stato pienamente consapevole della reale natura del rapporto con Alessio Tucci.

Nel corso dell'udienza sono stati richiamati anche alcuni messaggi che l'imputato avrebbe inviato alla ragazza dopo aver saputo dell'inizio di una nuova frequentazione. Tra le frasi acquisite agli atti figurerebbero espressioni dal contenuto minaccioso, come «Il karma esiste, devi morire per amore», oltre ad altri messaggi nei quali il giovane manifestava rabbia e ossessione nei confronti dell'ex fidanzata.

Gli investigatori hanno poi illustrato le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza nelle ore successive al delitto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Alessio Tucci sarebbe stato ripreso mentre usciva dal casolare abbandonato, fermandosi per raccogliere un indumento con il quale avrebbe coperto la maglietta, ritenuta presumibilmente sporca di sangue e mai più ritrovata. Successivamente avrebbe fatto rientro nella propria abitazione, distante poche centinaia di metri dal luogo del delitto.

Le indagini hanno inoltre accertato che, dopo l'omicidio, il diciannovenne avrebbe cancellato dal proprio telefono ogni traccia dei rapporti con Martina, eliminando conversazioni, messaggi e altri contenuti riconducibili alla giovane.

Momenti di particolare commozione si sono vissuti durante il racconto del ritrovamento del corpo. Il brigadiere Carusone ha descritto le operazioni che portarono alla scoperta della ragazza, spiegando che, dopo aver spostato un armadio, i militari notarono dapprima una mano e successivamente il resto del corpo. Durante questa fase dell'udienza, la madre di Martina ha lasciato temporaneamente l'aula, visibilmente provata dal racconto.

Il processo proseguirà nelle prossime settimane con l'ascolto di altri testimoni e l'esame degli ulteriori elementi raccolti nel corso delle indagini.

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