Facevano la cresta sul pedaggio, casellanti nei guai
gli indagati si sarebbero appropriati di parte delle somme versate dagli automobilisti
Sono complessivamente 266 gli episodi di peculato contestati a sei persone nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese su presunte irregolarità nella gestione dei pedaggi lungo l'autostrada A20 Palermo-Messina. Tra gli indagati figurano cinque dipendenti del Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS) e un impiegato di una società privata incaricata della gestione della rete informatica dell'ente. L'indagine ha portato all'emissione, da parte del giudice per le indagini preliminari Irina Cirincione, di un provvedimento di sospensione temporanea dall'esercizio del pubblico servizio per la durata di sei mesi. La misura è stata notificata dagli agenti della Polizia Stradale di Buonfornello.
Secondo l'accusa, gli indagati si sarebbero appropriati di parte delle somme versate dagli automobilisti ai caselli autostradali, trattenendo importi che variavano generalmente tra 7 e 15 euro per singola operazione. Il dipendente della società privata è accusato di aver collaborato in 33 episodi di peculato insieme a due dei coindagati.
L'inchiesta è scaturita da un esposto presentato dallo stesso Consorzio Autostrade Siciliane, che aveva segnalato anomalie negli incassi registrati presso i caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. In particolare, era stata rilevata una significativa discrepanza tra il numero dei transiti effettuati dagli utenti e gli importi effettivamente contabilizzati e versati nelle casse dell'ente.
Per fare luce sulla vicenda, gli investigatori hanno installato telecamere all'interno dei gabbiotti dei caselli, documentando il presunto sistema utilizzato dagli esattori. Secondo quanto emerso, gli operatori avrebbero incassato regolarmente il denaro e ritirato il biglietto consegnato dagli automobilisti, ma al momento della registrazione avrebbero inserito nel sistema un tagliando diverso, precedentemente accantonato, riportante una tariffa notevolmente inferiore, spesso pari a soli 90 centesimi. In questo modo la differenza tra l'importo realmente dovuto e quello registrato sarebbe stata trattenuta illecitamente.
Le indagini hanno inoltre accertato che, in alcuni casi, sarebbe stata disattivata la corsia automatica destinata ai pagamenti senza operatore. La sbarra veniva mantenuta abbassata e il semaforo impostato sul rosso, costringendo così un numero maggiore di automobilisti a utilizzare le postazioni presidiate dagli esattori coinvolti, aumentando le opportunità di realizzare le presunte appropriazioni indebite.
Gli accertamenti effettuati hanno consentito di quantificare, per ciascun indagato, somme sottratte che nell'arco di circa tre mesi sarebbero variate da poco meno di 100 euro fino a oltre 800 euro. Nel corso degli interrogatori preventivi, tutti gli indagati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Nel provvedimento cautelare, il gip evidenzia come le condotte contestate non sembrino episodi isolati, ma parte di un sistema consolidato e ripetuto nel tempo. Secondo il giudice, gli elementi raccolti dagli investigatori delineano un modus operandi strutturato che avrebbe consentito, attraverso numerose operazioni di importo contenuto, l'appropriazione complessiva di una somma significativa ai danni dell'ente gestore e, indirettamente, degli utenti dell'autostrada.