È morto il docente di Marigliano che scrisse il post contro la figlia della Meloni
Addeo era stato sospeso dall'insegnamento e sottoposto a due distinti procedimenti giudiziari
Si è spento all’Ospedale del Mare di Napoli Stefano Addeo, l'insegnante di tedesco che nei mesi scorsi era stato travolto dalle polemiche per un messaggio pubblicato sui social contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e sua figlia. Il docente, 66 anni, originario di Marigliano e in servizio presso il liceo "Enrico Medi" di Cicciano, era ricoverato da quasi un mese nel reparto di Rianimazione dopo un grave gesto autolesionistico. Le sue condizioni erano apparse disperate sin dal ricovero avvenuto il 10 maggio scorso. In quell'occasione Addeo si era lanciato dalla finestra della propria abitazione, riportando lesioni gravissime che avevano reso necessario il ricovero in prognosi riservata. Dopo settimane di cure intensive, il quadro clinico è progressivamente peggiorato fino al decesso avvenuto nella serata di ieri.
La vicenda del professore aveva assunto una forte rilevanza pubblica dopo la diffusione di un post pubblicato nel 2025, nel quale veniva evocata la tragica sorte di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa dall'ex fidanzato ad Afragola. Quel messaggio, indirizzato alla figlia della premier, aveva suscitato indignazione e aperto una serie di conseguenze sul piano personale e professionale.
A seguito della pubblicazione del contenuto, Addeo era stato sospeso dall'insegnamento e sottoposto a due distinti procedimenti: uno di natura penale, coordinato dalla Procura di Roma, e uno amministrativo promosso dal Ministero dell'Istruzione. Lo stesso docente aveva successivamente riconosciuto la gravità delle parole utilizzate, definendole incompatibili con il proprio ruolo educativo e con i valori che sosteneva di rappresentare.
Già in passato aveva tentato di togliersi la vita. In quella circostanza aveva ingerito una consistente quantità di farmaci, lasciando una lettera indirizzata a Giorgia Meloni nella quale esprimeva il proprio rammarico per quanto accaduto. Dopo il secondo gesto estremo, avvenuto a maggio, era stato trasportato in ospedale inizialmente cosciente, ma gli accertamenti medici avevano evidenziato lesioni interne particolarmente gravi.
I sanitari avevano riscontrato la frattura di diverse vertebre, importanti danni agli organi addominali, lesioni vascolari e un trauma cranico. Le sue condizioni avevano reso necessario il coma farmacologico e un lungo ricovero in terapia intensiva, dal quale non si è più ripreso.
Nel corso delle indagini relative al post incriminato, Addeo aveva ammesso la propria responsabilità, sostenendo che il messaggio fosse stato scritto impulsivamente. In una delle sue dichiarazioni aveva inoltre affermato che il contenuto sarebbe stato elaborato con il supporto dell'intelligenza artificiale, circostanza che però non avrebbe trovato conferma negli approfondimenti successivi.
Nella lettera destinata alla presidente del Consiglio, il docente aveva ribadito le proprie scuse per quanto scritto, precisando tuttavia di non aver modificato le proprie convinzioni politiche. Con la sua morte si chiude una vicenda che negli ultimi mesi aveva suscitato un acceso dibattito tra opinione pubblica, mondo della scuola e politica.