Braccianti bruciati vivi in auto: "Li hanno chiusi dentro"

Pochi istanti dopo una violenta fiammata avrebbe avvolto l’abitacolo

A cura di Redazione
02 giugno 2026 19:00
Braccianti bruciati vivi in auto: "Li hanno chiusi dentro" -
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Svolta nelle indagini sulla strage avvenuta ad Amendolara, sulla costa ionica cosentina, dove quattro lavoratori stranieri sono stati trovati morti all’interno di un’auto incendiata presso un distributore di carburante lungo la Statale 106. La Procura della Repubblica di Castrovillari ha disposto il fermo di due cittadini pachistani, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio dei quattro braccianti.

Il provvedimento è arrivato al termine di un lungo interrogatorio svolto negli uffici della Questura di Cosenza, dove i due erano stati condotti dopo essere stati rintracciati e bloccati a Villapiana poche ore dopo il delitto.

Le telecamere avrebbero ripreso tutte le fasi dell’omicidio

Determinante per l’identificazione dei presunti responsabili sarebbe stato il sistema di videosorveglianza installato presso il distributore di carburante teatro della tragedia. Gli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza, analizzando i filmati, avrebbero ricostruito le fasi dell’azione criminale.

Secondo quanto emerso dalle immagini, due uomini si sarebbero avvicinati al veicolo occupato dalle vittime. In un primo momento avrebbero bloccato dall’esterno le portiere dell’auto, impedendo agli occupanti di uscire. Successivamente sarebbe stato versato all’interno del mezzo un liquido infiammabile, presumibilmente benzina, attraverso il portellone posteriore.

Pochi istanti dopo una violenta fiammata avrebbe avvolto l’abitacolo. I due uomini ripresi dalle telecamere si sarebbero quindi allontanati rapidamente dal luogo dell’agguato, mentre le vittime restavano intrappolate all’interno dell’auto.

L’accusa: omicidio plurimo aggravato

I due fermati sono accusati di omicidio plurimo pluriaggravato. La Procura di Castrovillari, che coordina le indagini, ha evidenziato il lavoro congiunto svolto da Polizia di Stato e Carabinieri nelle prime ore successive al ritrovamento dei corpi.

Il procuratore capo Alessandro D’Alessio ha sottolineato come la collaborazione tra le forze dell’ordine abbia consentito di individuare in tempi estremamente rapidi i soggetti ritenuti coinvolti nel delitto. Gli accertamenti, tuttavia, proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Per il pomeriggio del 3 giugno è stata annunciata una conferenza stampa presso la Questura di Cosenza, durante la quale saranno illustrati i dettagli dell’inchiesta.

Il racconto del superstite

Nelle ultime ore è emersa anche la testimonianza di un uomo sopravvissuto alla strage. Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana e che sarebbe riuscito a salvarsi fuggendo dall’auto in fiamme.

Intervistato dalla stampa locale, il superstite ha raccontato che all’origine della tragedia vi sarebbe stata una richiesta di denaro avanzata dai due fermati per il trasporto dei lavoratori. Le vittime, secondo la sua versione, si sarebbero rifiutate di pagare.

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