Attentato al cronista amico di Don Patriciello, minacce anche al parroco e alla Meloni
in un precedente episodio simile, risalente al novembre 2025, sarebbero già state utilizzate modalità analoghi
Nella lettera lasciata davanti all’abitazione del giornalista Adriano Cappellari, a Enego (Vicenza), sono contenute anche minacce rivolte alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. Il giornalista, già vittima di un attentato incendiario alla propria casa, ha raccontato che non si tratta del primo episodio: in passato avrebbe ricevuto altre lettere anonime contenenti intimidazioni e riferimenti diretti alla sua attività giornalistica, accompagnate anche da fotografie scattate sotto casa e materiali collegati ai suoi articoli.
Tra le immagini rinvenute ci sarebbero anche foto che lo ritraggono insieme a don Patriciello e alla premier Giorgia Meloni, oltre ad annotazioni e simboli intimidatori. Secondo quanto riferito, in un precedente episodio simile, risalente al novembre 2025, sarebbero già state utilizzate modalità analoghe, con lettere contenenti minacce e fotografie cerchiate in rosso.
Cappellari ha dichiarato di ritenere possibile che gli autori delle intimidazioni siano persone legate a contesti locali e non necessariamente all’area napoletana, ipotizzando motivazioni personali o rancori non legati direttamente ai suoi articoli.
Don Maurizio Patriciello ha confermato di essere a conoscenza di precedenti lettere minatorie e ha espresso preoccupazione per la possibile matrice comune degli episodi. Ha inoltre ricordato di aver ricevuto in passato avvisi analoghi e ha riferito di aver informato le autorità.
Il sacerdote ha raccontato di aver incontrato il giornalista lo scorso marzo a Caivano e di aver ricevuto da lui i filmati dell’attentato incendiario avvenuto di recente. La vicenda, secondo quanto emerge, lascia ipotizzare una possibile matrice unica dietro le minacce.
Numerose le reazioni istituzionali di solidarietà. Tra queste quelle del vicepremier Antonio Tajani, dei ministri e di diversi esponenti politici, che hanno condannato fermamente le intimidazioni definendole un attacco alla libertà di stampa e al diritto all’informazione.