Attentato a Ranucci, quattro arresti a Nola e nel Nolano

Dagli accertamenti sarebbe emerso che tre dei quattro arrestati avrebbero effettuato un sopralluogo nell'area dell'abitazione circa sei giorni prima dell'esplosione

A cura di Redazione
30 giugno 2026 10:30
Attentato a Ranucci, quattro arresti a Nola e nel Nolano -
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Quattro persone del Nolano figurano tra persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. L'ordigno esplose nei pressi del cancello dell'abitazione del conduttore di Report, provocando danni ma senza causare feriti. Secondo gli inquirenti, i quattro arrestati risiedono tra i comuni di Nola, Cicciano e Avella, tra le province di Napoli e Avellino. Hanno un'età compresa tra i 22 e i 53 anni e risultano avere precedenti, principalmente per reati legati agli stupefacenti e al danneggiamento. Uno degli indagati si trovava già agli arresti domiciliari nell'ambito di un'altra inchiesta sul traffico di droga.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura di Roma. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo in luogo pubblico, oltre ai reati di minaccia e danneggiamento. Le contestazioni sono aggravate dall'aver agito in un gruppo composto da più di cinque persone e con modalità riconducibili al metodo mafioso.

L'indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pubblico ministero Carlo Villani della Direzione distrettuale antimafia di Roma, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo. Le ricostruzioni investigative avrebbero consentito di individuare i presunti ruoli ricoperti dai componenti del gruppo durante la preparazione e l'esecuzione dell'attentato.

Dagli accertamenti sarebbe emerso che tre dei quattro arrestati avrebbero effettuato un sopralluogo nell'area dell'abitazione di Ranucci circa sei giorni prima dell'esplosione, allo scopo di pianificare l'azione. Successivamente, due di loro sarebbero stati incaricati di trasportare e collocare l'ordigno che, una volta azionato, è esploso davanti al cancello dell'abitazione del giornalista.

Gli investigatori ritengono inoltre che il commando abbia agito su incarico di altri soggetti, ricevendo in cambio un compenso economico di diverse migliaia di euro. L'inchiesta prosegue per individuare eventuali mandanti e chiarire il contesto nel quale sarebbe maturata la decisione di colpire il giornalista, mentre restano al vaglio degli inquirenti ulteriori posizioni.

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