A 12 e 13 anni di notte nelle piazze di spaccio
Il prefetto ha sottolineato come il fenomeno della devianza giovanile stia assumendo un peso crescente
Durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, il prefetto di Napoli Michele di Bari ha tracciato un quadro articolato e preoccupante della situazione legata alla devianza minorile e alla presenza della criminalità organizzata nell’area metropolitana partenopea, indicando la necessità di strumenti innovativi per affrontare fenomeni sempre più complessi. Tra le ipotesi allo studio, insieme al presidente del Tribunale per i minorenni e al procuratore minorile di Napoli, vi sarebbe la possibilità di definire un protocollo specifico per intervenire anche nei confronti di minori infraquattordicenni non imputabili. L’obiettivo sarebbe quello di sperimentare forme di tutela e intervento alternative, in grado di intercettare situazioni di grave disagio prima che evolvano in percorsi criminali.
Il prefetto ha sottolineato come il fenomeno della devianza giovanile stia assumendo un peso crescente, paragonabile, per livello di attenzione istituzionale, a quello riservato alle organizzazioni camorristiche. In diversi casi, ha evidenziato, si tratta di ragazzi giovanissimi, spesso presenti nelle piazze di spaccio o in contesti a forte rischio sociale già in età preadolescenziale.
Secondo quanto riferito, non sono rari i casi di minori di 12 o 13 anni coinvolti in dinamiche di gruppo, mentre in alcune circostanze sono stati individuati anche bambini di appena 8 anni in contesti critici. Il prefetto ha posto l’accento anche sul ruolo delle famiglie, interrogandosi sull’assenza o sulla debolezza dei controlli genitoriali in situazioni di questo tipo.
Nel corso dell’intervento è stato evidenziato un aumento dei reati più gravi commessi da minori: gli arresti per omicidio sarebbero passati da due a otto in un anno, di cui la maggior parte riconducibili a contesti di criminalità organizzata. Anche i casi di tentato omicidio risultano in crescita, passando da 14 a 17 episodi, con una larga componente legata a dinamiche mafiose.
Di Bari ha inoltre descritto un contesto in cui i social network e gli strumenti digitali contribuiscono a rafforzare modelli comportamentali devianti, incidendo in modo significativo sulla formazione dei più giovani. In alcuni ambienti, ha spiegato, per ottenere riconoscimento all’interno di gruppi giovanili o baby gang sarebbero richiesti “requisiti” come il possesso di un coltello, uno smartphone o la disponibilità a compiere atti violenti.
Il prefetto ha richiamato anche alcune iniziative sperimentali già avviate, come l’utilizzo di metal detector negli istituti scolastici per prevenire l’ingresso di armi. In alcuni casi, tali controlli avrebbero portato al rinvenimento di coltelli anche all’interno dei bagni delle scuole, motivo per cui alcuni dirigenti scolastici hanno richiesto un’estensione delle misure di sicurezza.
Allargando lo sguardo alla criminalità organizzata, Di Bari ha descritto una realtà camorristica complessa e frammentata, caratterizzata dalla coesistenza di storiche consorterie e nuovi gruppi criminali più piccoli ma spesso più violenti e instabili. L’assenza di una struttura gerarchica unica renderebbe il fenomeno ancora più difficile da contrastare.
Tra le principali organizzazioni operanti nel territorio vengono indicati, da un lato, gruppi consolidati come l’Alleanza di Secondigliano e i Mazzarella, dall’altro una molteplicità di sodalizi minori in continua competizione per il controllo delle attività illecite, in particolare estorsioni e traffico di stupefacenti.
Particolare criticità si registra anche nell’area sud della provincia di Napoli, dove la presenza di clan storici si intreccia con nuovi gruppi criminali, spesso in conflitto tra loro. Il prefetto ha citato come esempio le dinamiche tra organizzazioni attive a Castellammare di Stabia e nei comuni limitrofi, oltre alla complessità del quadro in territori come Torre Annunziata.
Sul fronte dei risultati investigativi, negli ultimi anni sono stati effettuati sequestri patrimoniali per oltre venti milioni di euro ai danni dei clan dell’area metropolitana, accompagnati da confische e numerose operazioni giudiziarie con decine di indagati.
Un ulteriore fronte di attenzione riguarda le amministrazioni comunali. Attualmente, secondo quanto riferito, circa dieci comuni sono oggetto di monitoraggio per possibili infiltrazioni camorristiche, mentre alcune amministrazioni risultano già sciolte ai sensi dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali, tra cui Poggiomarino, Marano di Napoli e Torre Annunziata.
Il prefetto ha infine ricordato alcuni episodi recenti di violenza verificatisi sul territorio metropolitano, tra cui sparatorie, risse e attentati incendiari riconducibili a contesti criminali, sottolineando come la pressione della camorra resti ancora elevata e profondamente radicata in diverse aree.
Nel corso della seduta, una parte dell’audizione è stata secretata, in particolare per gli approfondimenti relativi allo scioglimento del Comune di Torre Annunziata.