Tratta di esseri umani e caporalato, 12 arresti in Campania

L’indagine ha origine da un’ispezione effettuata nell’agosto 2023

A cura di Redazione
19 maggio 2026 17:00
Tratta di esseri umani e caporalato, 12 arresti in Campania -
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Dodici persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, con il supporto della Direzione distrettuale antimafia. Tra gli indagati figurano anche un uomo residente a Battipaglia e uno domiciliato a Padula. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Potenza su richiesta della DDA, ipotizza a loro carico — a vario titolo — i reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante della transnazionalità.

Nel complesso, l’ordinanza ha disposto due custodie cautelari in carcere, cinque arresti domiciliari e cinque misure tra obbligo e divieto di dimora, eseguite tra le province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco.

L’indagine ha origine da un’ispezione effettuata nell’agosto 2023 in un’azienda agricola di Genzano di Lucania, nel Potentino, dove erano state riscontrate condizioni di sfruttamento ai danni di lavoratori stranieri. Da quel controllo iniziale, secondo gli investigatori, sarebbe emerso un sistema strutturato di reclutamento e gestione della manodopera.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Potenza, avrebbero ricostruito un presunto meccanismo legato all’utilizzo illecito dei cosiddetti “decreti flussi”. In base all’ipotesi investigativa, alcuni intermediari operanti all’estero avrebbero selezionato lavoratori vulnerabili, inducendoli a pagare somme comprese tra 8.500 e 13.000 euro per ottenere l’ingresso in Italia.

Una volta arrivati sul territorio nazionale, i lavoratori sarebbero stati impiegati in attività agricole con turni prolungati, salari ritenuti non adeguati ai contratti di categoria e in condizioni abitative precarie. Secondo quanto emerso, il sistema sarebbe stato rafforzato da una rete di intermediari e aziende che avrebbero presentato pratiche di assunzione fittizie in cambio di compensi illeciti.

Gli investigatori sottolineano inoltre come il meccanismo avrebbe generato una situazione di forte vulnerabilità per i lavoratori, spesso costretti a proseguire l’attività per ripagare il debito contratto nei Paesi d’origine.

Le indagini proseguono per definire ulteriormente il ruolo dei singoli indagati e ricostruire l’intera filiera del presunto sistema illecito.

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