Dolorosa lettera dei dipendenti del Castello delle Cerimonie: "Non lasciateci da soli"

Dai dipendenti de La Sonrisa riceviamo e volentieri pubblichiamo

A cura di Redazione
18 maggio 2026 12:00
Dolorosa lettera dei dipendenti del Castello delle Cerimonie: "Non lasciateci da soli" -
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Oggi non vogliamo parlare di televisioni, di polemiche o di sentenze.

Oggi vogliamo parlare di persone.

Dietro il nome del “Castello delle Cerimonie”, dietro le luci, i matrimoni e le telecamere, esistono centinaia di lavoratori. Esistono padri che ogni mattina si alzano alle cinque per preparare una sala. Madri che servono ai tavoli con il sorriso anche quando a casa hanno bollette da pagare. Giovani che hanno costruito lì il loro futuro. Famiglie intere che da quella struttura hanno tratto l’unica fonte di sostentamento.

Dal febbraio 2024, dopo la decisione definitiva della Corte di Cassazione che ha disposto la confisca del Grand Hotel La Sonrisa per abuso edilizio, il destino della struttura è diventato incerto. Da allora, ogni giorno, centinaia di lavoratori vivono sospesi tra paura e speranza.

Le vicende giudiziarie devono seguire il loro corso. Nessuno chiede di ignorare la legge. Ma uno Stato giusto non può dimenticare le persone innocenti che rischiano di pagare il prezzo più alto.

Perché mentre si discute di carte, sentenze e cavilli, ci sono famiglie che tremano. Ci sono dipendenti che non dormono la notte. Ci sono figli che chiedono ai genitori:

“Papà, mamma… ma il lavoro lo perdi?”

Nel 2024 si è parlato della possibilità di demolizione, di sgombero, di revoca delle licenze commerciali. Eppure, nelle stesse dichiarazioni istituzionali, è stato riconosciuto che quella struttura rappresenta una realtà economica fondamentale per il territorio e che offre lavoro a centinaia di famiglie.

Non possiamo permettere che il peso di questa vicenda ricada solo sui lavoratori.

Chi prepara i banchetti non ha costruito muri abusivi. Chi lava i pavimenti non ha scritto sentenze. Chi serve ai tavoli non ha deciso nulla di tutto questo. Eppure sono proprio loro, oggi, a rischiare di perdere tutto.

UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI

Questa lettera è un appello umano, prima ancora che politico.

Chiediamo alle istituzioni di trovare una soluzione concreta che salvaguardi il personale, i livelli occupazionali e il futuro delle famiglie coinvolte.

In particolare chiediamo:

un tavolo urgente e permanente tra Comune, Regione Campania, Prefettura e Governo;

garanzie occupazionali immediate per tutti i dipendenti diretti e dell’indotto;

un piano di continuità lavorativa che impedisca una tragedia sociale;

la tutela delle attività economiche collegate alla struttura;

che ogni decisione futura tenga al centro la dignità umana e non soltanto le procedure burocratiche.

Quando chiude un luogo come questo, non si spegne soltanto un’insegna.

Si spezzano vite. Si svuotano case. Si affievolisce la speranza di intere famiglie.

Il “Castello delle Cerimonie”, nel bene e nel male, è stato per anni parte dell’identità del territorio campano, conosciuto in tutta Italia e anche all’estero. Ma oggi non stiamo difendendo un simbolo televisivo. Stiamo difendendo lavoratori. Persone vere. Volti veri. Storie vere.

La giustizia non deve trasformarsi in disperazione sociale.

Le istituzioni dimostrino che dietro le leggi esiste ancora umanità.

Ai giornali chiediamo di raccontare anche il dolore silenzioso di chi lavora dietro le quinte.

Ai cittadini chiediamo solidarietà.

Alla politica chiediamo coraggio.

Allo Stato chiediamo di non lasciare sole queste famiglie.

Perché un Paese civile si riconosce da come protegge chi rischia di perdere tutto senza aver commesso alcuna colpa.

Con rispetto, con dolore, ma soprattutto con speranza.

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