Nota azienda dolciaria della Campania condannata a pagari 551mila euro
Il caso riguarda in particolare una serie di agevolazioni fiscali concesse per investimenti
Una condanna per danno erariale superiore ai 551mila euro è stata emessa nei confronti di una società dolciaria con sede a Giffoni Sei Casali, in provincia di Salerno, e del suo legale rappresentante. La decisione è arrivata dalla Sezione giurisdizionale regionale per la Campania della Corte dei Conti, che ha riconosciuto la responsabilità legata all’indebita compensazione di crediti d’imposta ottenuti nel periodo compreso tra il 2020 e il 2022.
Il caso riguarda in particolare una serie di agevolazioni fiscali concesse per investimenti nel Mezzogiorno e per attività di formazione del personale aziendale. Secondo quanto ricostruito dai giudici contabili, sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni e coordinate dalla Procura regionale della Corte dei Conti (guidata dal presidente Giacinto Dammicco e dai sostituti procuratori Gaetano Gigliano e Raffaele Cangiano), la società avrebbe beneficiato dei crediti senza realizzare le finalità previste dalla normativa.
In sostanza, per le annualità fiscali 2020, 2021 e 2022, gli interventi dichiarati dall’azienda non sarebbero mai stati effettivamente attuati. I giudici hanno infatti accertato che i macchinari acquistati grazie agli incentivi risultavano inutilizzati e, in alcuni casi, ancora imballati, senza alcun impatto reale sull’aumento della capacità produttiva dell’impresa. Analogamente, le attività formative indicate nei documenti aziendali non sarebbero mai state svolte: dalle verifiche sarebbe emersa l’assenza di riscontri oggettivi e la mancanza di documentazione adeguata, oltre a dichiarazioni dei dipendenti che non confermerebbero la partecipazione ai corsi.
Secondo la ricostruzione della Corte dei Conti, si sarebbe quindi verificata una grave distorsione della finalità dei benefici fiscali, che la normativa destina a obiettivi di rilevante interesse pubblico. Tali agevolazioni, infatti, sono pensate per sostenere lo sviluppo delle imprese nelle aree svantaggiate del Paese, favorendo l’incremento della produzione e dell’occupazione nel Mezzogiorno, oltre a promuovere la modernizzazione tecnologica e digitale delle piccole e medie imprese attraverso la formazione del personale.
In questo caso, tuttavia, nessuno degli obiettivi previsti sarebbe stato raggiunto. Gli investimenti dichiarati non avrebbero prodotto alcun effetto concreto e le attività formative sarebbero risultate inesistenti, mentre i crediti d’imposta sarebbero stati comunque utilizzati in compensazione, generando un indebito vantaggio economico per un totale di 551.361 euro.
La somma del danno erariale è stata distinta nei due principali filoni dell’agevolazione: 289.780 euro relativi agli investimenti nel Mezzogiorno e 261.580 euro per la formazione del personale, per un importo complessivo pari a 551.360 euro.
Alla luce degli elementi raccolti, la Corte ha ritenuto configurata una responsabilità amministrativa a titolo di dolo, sottolineando come le risorse pubbliche siano state utilizzate in modo non conforme e in aperta violazione delle finalità previste dalla legge, con conseguente obbligo di restituzione all’Erario delle somme indebitamente compensate.