Mamma e figlia avvelenate: "Ha agito una mente diabolica"
Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione anche su chat, messaggi e interazioni avvenute tra il 25 e il 28 dicembre
A Campobasso sono in corso accertamenti tecnici nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e di sua madre, Antonella Di Ielsi, decedute lo scorso dicembre dopo un’intossicazione da ricina. Le operazioni si stanno svolgendo negli uffici della Questura e riguardano l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, dove le due donne vivevano.
Su disposizione della Procura, le attività sono state affidate agli specialisti informatici dello SCO e comprendono l’estrazione dei dati presenti su telefoni cellulari, computer, tablet e modem. L’obiettivo è ricostruire eventuali elementi utili alle indagini, tra cui comunicazioni, cronologie di navigazione e contenuti digitali che possano aiutare a chiarire i rapporti personali e le ultime attività delle vittime nei giorni precedenti al decesso.
Gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione anche su chat, messaggi e interazioni avvenute tra il 25 e il 28 dicembre, periodo in cui si sono manifestati i primi sintomi dell’avvelenamento, oltre a informazioni sulle abitudini quotidiane e sugli alimenti consumati. L’analisi dei dispositivi potrebbe inoltre far emergere ulteriori elementi utili a ricostruire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.
Le operazioni tecniche proseguiranno per circa novanta giorni, al termine dei quali la Procura valuterà nuovi sviluppi investigativi e l’eventuale riconvocazione di persone già sentite. Tra queste figura anche il padre e marito delle vittime, che sarà nuovamente ascoltato dagli investigatori nei prossimi giorni.
Il caso resta al centro dell’attenzione degli inquirenti, che mantengono il massimo riserbo sulle ipotesi investigative e proseguono nel lavoro di ricostruzione della rete di relazioni e degli ultimi contatti delle due donne prima della tragedia.