"Le ho uccise, ma non sono un mostro"

la presunta discussione sul compenso per le prestazioni sessuali sarebbe stata solo un pretesto utilizzato per attirare le vittime

A cura di Redazione
24 maggio 2026 11:00
"Le ho uccise, ma non sono un mostro" -
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Con i carabinieri avrebbe cercato di descriversi come una persona tranquilla e lontana dall’immagine del criminale spietato. «Ho ucciso quelle due donne, ma non sono un mostro. Sono un uomo generoso, un buon padre di famiglia», avrebbe dichiarato Mario Landolfi agli investigatori dopo il fermo. Parole che contrastano con il quadro ricostruito dagli inquirenti sul duplice omicidio avvenuto a Pollena Trocchia, nel Napoletano.

Secondo la Procura di Nola, l’uomo, 47 anni, avrebbe ucciso due donne a distanza di appena un giorno seguendo un meccanismo quasi identico: l’incontro concordato per prestazioni sessuali a pagamento, il trasferimento in un edificio isolato e abbandonato e, infine, una lite degenerata in violenza mortale.

Le vittime sono Hlyva Lyuba e Sara Tkacz, uccise rispettivamente il 16 e il 17 maggio. A coordinare le indagini sono stati il procuratore di Nola Marco Del Gaudio e il vice procuratore Giuseppe Cimmarotta, mentre il gip Giusi Piscitelli ha disposto la custodia cautelare in carcere per Landolfi.

Secondo quanto emerge dagli atti, la presunta discussione sul compenso per le prestazioni sessuali sarebbe stata solo un pretesto utilizzato per attirare le vittime in una vera e propria “trappola mortale”. Gli investigatori ritengono infatti che l’uomo fosse pienamente consapevole delle conseguenze delle proprie azioni quando avrebbe spinto le donne nel vano ascensore dell’edificio abbandonato.

Nel corso degli interrogatori, Landolfi avrebbe sostenuto di avere reagito a presunte aggressioni da parte delle due donne, cercando quindi di ridimensionare la propria responsabilità. Tuttavia, gli inquirenti non avrebbero trovato conferme a questa versione.

Non trovano riscontro neppure le dichiarazioni dell’indagato secondo cui avrebbe tentato di recuperare il corpo della prima vittima dopo averla gettata nel vano ascensore. I testimoni presenti nei pressi del casolare non avrebbero visto alcun tentativo di soccorso o esitazione da parte dell’uomo durante la fuga.

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