La minaccia del boss dal carcere: "Li lego all'auto e li trascino"

Gli investigatori evidenziano come il contenuto delle conversazioni intercettate restituisca il clima di violenza e intimidazione interno al gruppo criminale

A cura di Redazione
23 maggio 2026 07:00
La minaccia del boss dal carcere: "Li lego all'auto e li trascino" -
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Nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 26 misure cautelari contro il gruppo dei cosiddetti “Panzaruttari”, ritenuto articolazione del clan Moccia, emergono dalle intercettazioni pesanti minacce attribuite a Raffaele Nobile, considerato dagli investigatori figura di vertice dell’organizzazione criminale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’episodio contestato risalirebbe al 25 dicembre 2023. Nonostante si trovasse detenuto, Nobile sarebbe intervenuto personalmente per favorire un’estorsione da 7mila euro ai danni di alcune persone di Casalnuovo di Napoli. Il denaro, però, sarebbe stato trattenuto integralmente dal figlio Antonio Nobile, soprannominato “Spiedino”, e dal nipote Antonio Nobile detto “Topolone”, senza che alcuna parte venisse destinata al detenuto.

Da qui sarebbe nata la furiosa reazione del presunto boss, intercettata dagli investigatori durante una conversazione con la compagna Francesca Cerbone, anch’essa destinataria di misura cautelare in carcere.

Nel dialogo, riportato negli atti dell’indagine, Raffaele Nobile manifesta tutta la propria rabbia per quella che considera una grave mancanza di rispetto. Secondo l’accusa, avrebbe minacciato una punizione esemplare nei confronti del figlio e del nipote, affermando che, una volta uscito dal carcere, li avrebbe legati a un’auto e trascinati per le strade di Afragola.

Gli investigatori evidenziano come il contenuto delle conversazioni intercettate restituisca il clima di violenza e intimidazione interno al gruppo criminale, oltre alla rigidità dei rapporti gerarchici all’interno dell’organizzazione.

L’operazione dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di numerosi arresti sulla base di un’ordinanza di oltre 500 pagine, che ricostruisce presunti episodi di estorsione, minacce e attività riconducibili al clan attivo nell’area nord della provincia di Napoli.

Le accuse dovranno ora essere valutate nel corso dell’iter giudiziario e nei successivi confronti processuali.

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