In Campania si vive di meno rispetto al resto d'Italia

incidono fortemente le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitar

A cura di Redazione
16 maggio 2026 14:00
In Campania si vive di meno rispetto al resto d'Italia -
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L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita alla nascita che ha raggiunto una media nazionale di 83,4 anni. Tuttavia, dietro questo dato complessivamente positivo si nasconde una marcata disuguaglianza territoriale che continua a separare Nord e Sud del Paese sul piano della salute e della longevità.

Secondo il report Istat “La salute: una conquista da difendere”, il divario emerge in modo evidente analizzando l’età mediana alla morte, indicatore che rappresenta la soglia oltre la quale sopravvive il 50% della popolazione. In questo caso, le Marche guidano la classifica nazionale con 86,1 anni, mentre la Campania si colloca all’ultimo posto con 81,9 anni, registrando uno scarto superiore ai quattro anni rispetto alle regioni più longeve. Le differenze regionali riflettono un quadro complesso, in cui incidono fortemente le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, nella loro qualità e nell’efficienza delle cure sul territorio. Fattori socio-economici, ambientali e organizzativi contribuiscono a determinare una geografia della salute ancora profondamente sbilanciata.

Il miglioramento generale delle condizioni di vita, dell’alimentazione, dell’igiene e i progressi della medicina — insieme all’introduzione del sistema sanitario nazionale universalistico nel 1978 — hanno comunque permesso all’Italia di compiere enormi passi avanti in termini di longevità. Oggi il Paese si colloca stabilmente tra le nazioni più longeve al mondo, ma con forti dislivelli interni.

Oltre alle Marche e alla Campania, si registrano valori elevati anche in regioni come Valle d’Aosta (84,4 anni), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8) e Sicilia (83,3), che evidenziano come il divario non segua solo una linea geografica rigida, ma coinvolga l’intero Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.

Un elemento interessante messo in luce dal report è anche il cambiamento rispetto ai primi anni Novanta, quando la mortalità prematura era più diffusa soprattutto tra gli uomini del Nord, anche a causa di fattori lavorativi e comportamentali. Tra il 1990 e il 2023, la mortalità complessiva è diminuita del 43% tra gli uomini e del 40% tra le donne, ma il Centro-Nord ha registrato miglioramenti più rapidi, con riduzioni superiori al 50%.

Oggi la “geografia della sopravvivenza” risulta quindi completamente ribaltata rispetto al passato e mostra come la longevità in Italia sia sempre più legata al territorio di residenza. Il progressivo invecchiamento della popolazione, se da un lato rappresenta un importante traguardo sanitario e sociale, dall’altro apre nuove sfide per il sistema sanitario nazionale e per la riduzione delle disuguaglianze tra le diverse aree del Paese.

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