Daniele muore in psichiatria: era pieno di lividi

in passato aveva già attraversato periodi di forte agitazione che avevano richiesto cure e ricoveri specialistici

A cura di Redazione
23 maggio 2026 10:00
Daniele muore in psichiatria: era pieno di lividi -
Condividi

Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura sulla morte di Daniele Vastola, collaboratore scolastico di 40 anni originario di Siano, deceduto dopo alcuni giorni di ricovero nel reparto di psichiatria dell’San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona. L’uomo era stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio nella serata di sabato, dopo che aveva manifestato l’intenzione di togliersi la vita. Secondo quanto ricostruito, avrebbe minacciato di darsi fuoco utilizzando una bombola di gas all’interno della propria abitazione.

Sul posto erano intervenuti i Carabinieri della stazione di Siano e della Compagnia di Mercato San Severino, allertati dai familiari. I militari, dopo un lungo dialogo con il 40enne, erano riusciti a convincerlo ad abbandonare il proposito suicidario e ad accettare il ricovero ospedaliero.

Il fratello della vittima, Ernesto Vastola, ha raccontato che Daniele sarebbe salito autonomamente sull’ambulanza e in condizioni apparentemente tranquille. L’uomo soffriva di disturbo bipolare e, secondo quanto riferito dalla famiglia, in passato aveva già attraversato periodi di forte agitazione che avevano richiesto cure e ricoveri specialistici.

Nei giorni successivi al ricovero, però, la situazione sarebbe peggiorata. I familiari hanno riferito di essere stati informati di una presunta colluttazione avvenuta in ospedale dopo che Daniele avrebbe tentato di lasciare il reparto. In quella circostanza sarebbe stato sedato.

La mattina successiva, la famiglia avrebbe ricevuto la telefonata che annunciava il decesso del 40enne per arresto cardiaco.

A spingere i parenti a presentare denuncia sarebbe stato soprattutto lo stato del corpo al momento del riconoscimento. Secondo quanto riferito dai familiari, il cadavere presentava lividi ed ematomi, tra cui un trauma alla testa, il labbro gonfio e ferite sulla schiena.

La moglie della vittima, assistita legalmente dall’avvocato Carmine Guadagno, ha chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto, sostenendo che Daniele fosse entrato in ospedale senza quelle lesioni e che dovesse ricevere assistenza e cure.

L’inchiesta della magistratura dovrà ora chiarire le cause esatte della morte, verificare quanto accaduto durante il ricovero e accertare eventuali responsabilità.

Segui il Fatto Vesuviano