Altri avvocati spiati per scoprire le minacce ai testimoni
Nella nota diffusa dalla Procura si sottolinea inoltre che le intercettazioni sarebbero state disposte nell’ambito di un’attività investigativa già avviata
La Procura di Napoli chiarisce le ragioni delle intercettazioni ambientali effettuate il 15 aprile scorso all’esterno dell’aula 114 del Nuovo Palazzo di Giustizia, durante l’avvio di un processo per omicidio. A spiegarlo, in una nota ufficiale, è il procuratore Nicola Gratteri, intervenuto dopo le polemiche nate in seguito all’esposto presentato dall’avvocato Raffaele Esposito alla Camera Penale e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.
Secondo quanto precisato dall’ufficio inquirente, le attività di captazione erano finalizzate “all’accertamento di ulteriori minacce, pressioni o promesse atte a indurre a rendere testimonianza falsa o reticente i testimoni citati”, condotte che – viene evidenziato – avrebbero potuto verificarsi sia prima che dopo l’udienza.
La vicenda era emersa nei giorni scorsi quando il legale, accortosi della presenza di dispositivi di intercettazione nell’area antistante l’aula, aveva deciso di presentare un esposto agli organismi forensi cittadini, chiedendo chiarimenti sull’attività investigativa svolta all’interno del tribunale partenopeo.
Nella nota diffusa dalla Procura si sottolinea inoltre che le intercettazioni sarebbero state disposte nell’ambito di un’attività investigativa già avviata in precedenza, dalla quale erano emersi “gravi elementi” relativi al clima di intimidazione attorno ad alcuni testimoni chiamati a rendere dichiarazioni sul delitto oggetto del processo.
Gli inquirenti spiegano infatti che alcune persone ascoltate dalla polizia giudiziaria avrebbero manifestato “forti timori per la propria incolumità” proprio a causa delle informazioni fornite agli investigatori. Timori che, secondo la Procura, sarebbero stati rafforzati da episodi intimidatori verificatisi successivamente, tra cui colpi d’arma da fuoco esplosi contro l’esercizio commerciale riconducibile ad alcuni testimoni coinvolti nell’inchiesta.
La Procura ribadisce dunque che l’attività di intercettazione era strettamente collegata all’esigenza di tutelare l’integrità del procedimento e verificare eventuali tentativi di condizionamento delle testimonianze.