Rimosse le insegne dell'agenzia funebre interdetta
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio e delicato
Nuovi sviluppi sul fronte dei controlli alle attività economiche ad Arzano, dove la polizia locale è intervenuta per far rispettare un provvedimento interdittivo nei confronti di un’agenzia funebre operante sul territorio.
L’impresa, attiva dal 2014 come succursale di una ditta con sede a Carbonara di Nola, era già stata oggetto in passato di verifiche amministrative che avevano portato, in due occasioni, alla sospensione dell’attività per irregolarità nei titoli autorizzativi. Le indagini condotte dai cosiddetti “caschi bianchi” avevano infatti evidenziato difformità rispetto alla documentazione presentata.
Nella giornata di ieri, dopo una diffida rimasta senza esito, gli agenti coordinati dal comandante Luigi Maiello hanno avviato la rimozione delle tabelle pubblicitarie riconducibili all’attività, dando seguito al provvedimento di interdizione.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio e delicato. Negli anni scorsi, infatti, la gestione del settore delle onoranze funebri in città è stata al centro di diverse indagini giudiziarie, che hanno portato anche a provvedimenti rilevanti come arresti e allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.
In particolare, accertamenti effettuati nel 2018 avevano fatto emergere presunte responsabilità legate all’ufficio SUAP, con attestazioni ritenute non veritiere in merito ai controlli antimafia su alcune aziende. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune di queste attività sarebbero state riconducibili a soggetti con legami familiari con esponenti della criminalità organizzata, tra cui Ernesto Ferone e Girolamo Scafuro.
Proprio su quest’ultimo, nei mesi scorsi, la Direzione Distrettuale Antimafia ha disposto un sequestro preventivo di beni per un valore di circa tre milioni di euro, nell’ambito di un’indagine più ampia.
Sempre in relazione alla gestione del servizio funebre e alle procedure amministrative del Comune di Arzano, risultano rinviati a giudizio diversi soggetti, tra cui dipendenti comunali e persone ritenute vicine al clan Ferone. Le accuse, a vario titolo, comprendono falso ideologico, falsità materiale, abuso d’ufficio e omissioni negli atti amministrativi.
Nel frattempo, secondo indiscrezioni investigative, il settore continuerebbe a presentare criticità, con la presenza di intermediari che opererebbero ancora oggi nella gestione dei servizi funebri. Elementi che confermano come l’attenzione delle autorità resti alta su un comparto considerato particolarmente esposto a infiltrazioni illecite.