INFERNO e PARADISO all'Ospedale del Mare...

dal nostro amico Ciro Notaro* riceviamo e volentieri pubblichiamo

A cura di Redazione
11 aprile 2026 17:42
INFERNO e PARADISO all'Ospedale del Mare... -
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INFERNO e PARADISO all'Ospedale del Mare...

e questa volta non per dar voce a un disagio, ma per celebrare a dispetto di ciò che si dice, un’eccellenza del nostro patrimonio sanitario."

"Angeli in corsia" e "ordinaria follia": le due facce dell'Ospedale del Mare

Angeli in corsia nei reparti, giorni di ordinaria follia al pronto soccorso: sono queste le due anime del più imponente presidio sanitario dell’area orientale di Napoli.

l’Ospedale del Mare uno dei poli più grandi del Mezzogiorno, con una capacità di oltre 500 posti letto. Dipartimento di emergenza di II livello, serve un bacino d’utenza vastissimo, copre Napoli Est e l’area metropolitana, accorpando l’eredità di storiche strutture come il Loreto Mare, l’Ascalesi e il San Gennaro, e spingendosi anche oltre grazie a un efficientissimo eliporto di collegamento.

Negli anni, dal suo insediamento, si è rivelato un presidio strategico ed efficiente oltre ogni aspettativa.

Pur conoscendo per mia esperienza diretta, - oltre che di persone a me vicine, - altre eccellenze napoletane — come il Pascale, il Cotugno, il Santobono, il Monaldi e il Cardarelli — l’Ospedale del Mare possiede, strutturalmente, una marcia in più. La mia personale esperienza come dicevo, mi ha portato a frequentare vari reparti per oltre un mese, ed in questo tempo ho potuto constatarne l’omogeneità qualitativa, strutturale e del personale;

pulizia, diligenza e disponibilità caratterizzano ogni livello professionale, dagli OSS operosi, ai caposala e infermieri competenti, fino ai medici altamente qualificati.

Se il mese scorso ho raccontato degli angeli dell’Unità di Cardiologia, ne ho trovati altrettanti nella Chirurgia d’Urgenza e, soprattutto, nella Senologia Oncologica diretta dal dottor Antonio MARANO.

Qui, insieme al suo staff in sinergia con i chirurghi plastici, il reparto riesce a offrire speranza oltre che sollievo (con supporto psicologico, se richiesto) a chi combatte contro la terribile diagnosi del cancro al seno. In questo reparto, l’assistenza si tinge davvero di rosa, proprio come il colore del logo che ne è il simbolo.

A tutti loro va il mio ringraziamento per l'immenso lavoro e l'alta qualità del servizio offerto; un encomio che estendo anche a tutti gli operatori del Pronto Soccorso, un reparto troppo spesso bistrattato ma mai, ad onor del vero, per colpa del personale.

Nei miei tre giorni di permanenza, in un clima che ricordava la sofferenza tra le macerie di un paese bombardato, ho provato indignazione per quella 'ordinaria follia' fatta di trambusto, sovraffollamento, dolore umano e carenza di organico. Eppure, in quella frenesia, il personale non si è risparmiato un solo istante per garantire assistenza a chiunque: fosse in barella, su una sedia o, in certi casi, seduto a terra appoggiato al muro.

La mia testimonianza vuole essere un grido rivolto a chi, infuriato, si scaglia contro gli operatori: loro non possono dare più di quanto già offrono. La responsabilità ricade su chi, ma non sta a me dirlo, responsabile della sanità pubblica, non riesce a imprimere, in termini di risorse economiche e umane, quella svolta necessaria per adeguare il livello del Pronto Soccorso all'eccellenza del resto della struttura.

Oltre i luoghi comuni, vi garantisco che in quell’inferno — pur nel disagio — non ho trovato demoni, ma gli stessi angeli che talvolta dai 'piani alti' scendono a supporto del servizio in prima linea.

Non sciupiamo vi prego, questo immenso patrimonio a disposizione di tutti focalizzando solo le criticità, che mi auguro restino tali ancora per poco.

Grazie di cuore ad ognuno indistintamente, per l'instancabile e partecipe umana dedizione.

Ciro Notaro

*autore solidale per il progetto #Legatialfilo2026

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