Giuseppe ucciso dal patrigno, la mamma condannata a 30 anni
Il tragico episodio risale alla fine di gennaio 2019
La vicenda giudiziaria legata alla tragica morte del piccolo Giuseppe Dorice e al tentato omicidio della sorellina ha visto oggi una svolta significativa. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha rideterminato la pena per la madre dei bambini, Valentina Casa, condannandola a 30 anni di reclusione. L’accusa nei suoi confronti riguardava il profilo omissivo relativo alla morte del figlio e al tentato omicidio della figlia.
Per il compagno di Valentina, Tony Essobti Badre, invece, la condanna all’ergastolo è rimasta definitiva. Badre era responsabile diretto dell’omicidio del piccolo Giuseppe, colpito ripetutamente con un bastone, e del tentato omicidio della sorellina.
Il tragico episodio risale alla fine di gennaio 2019 e si verificò nell’abitazione di Cardito, in provincia di Napoli, dove la coppia viveva con i tre figli di Valentina. Secondo le ricostruzioni, Badre, irritato dal rumore dei bambini mentre stava dormendo, avrebbe dato sfogo alla sua ira prendendo a bastonate Giuseppe e la sorellina. Il piccolo, colpito ripetutamente, perse conoscenza sotto gli occhi della madre e morì poco dopo. La sorella riuscì a salvarsi fingendo di svenire.
Valentina Casa era stata condannata in primo grado a sei anni di reclusione, ma la sentenza era stata successivamente modificata in secondo grado con l’ergastolo. Tuttavia, grazie a un ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Francesco Cappiello, la Corte di Cassazione annullò la condanna con rinvio a un nuovo processo di appello, tenuto davanti a una sezione diversa della Corte di Assise.
Durante il processo di secondo grado, è stata ascoltata anche la sorellina di Giuseppe, oggi quattordicenne, che in modalità protetta ha raccontato quanto accaduto quel giorno, ripercorrendo il momento in cui Badre ha aggredito lei e il fratellino.
La Corte ha deciso di escludere le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà e ha respinto la richiesta di provvisionale avanzata dalle parti civili costituite nel processo.
La sentenza odierna chiude una lunga vicenda giudiziaria che ha visto susseguirsi diversi gradi di giudizio e ricorsi, segnando un momento di forte impatto per la comunità locale, ancora scossa per la violenza di quel drammatico episodio.