Finge di essere il nipote di Zagaria, il boss lo trova e lo schiaffeggia

Al centro della vicenda c’è un affiliato conosciuto come “Pierino”, soprannome dietro cui si cela Andrea Bortone

A cura di Redazione
01 aprile 2026 08:00
Finge di essere il nipote di Zagaria, il boss lo trova e lo schiaffeggia -
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Avrebbe utilizzato il nome del clan e quello del boss senza alcuna autorizzazione, arrivando persino a inventare un legame di parentela per rafforzare le proprie richieste estorsive. Un comportamento ritenuto estremamente pericoloso all’interno delle dinamiche criminali, perché capace di esporre l’intera organizzazione a rischi investigativi. È uno degli elementi che emergono dall’ordinanza che ha colpito la fazione Zagaria del Clan dei Casalesi.

Al centro della vicenda c’è un affiliato conosciuto come “Pierino”, soprannome dietro cui si cela Andrea Bortone. Il nomignolo, secondo quanto riportato dal giudice per le indagini preliminari, potrebbe derivare da una somiglianza con Alvaro Vitali e con il celebre personaggio cinematografico da lui interpretato, ma anche rappresentare una presa in giro legata al suo atteggiamento ritenuto goffo.

Bortone figura tra i 23 destinatari delle misure cautelari eseguite dai carabinieri il 30 marzo, nell’ambito di un’indagine che ha acceso i riflettori sulla struttura interna del gruppo criminale. Secondo gli inquirenti, durante alcune estorsioni si sarebbe presentato come nipote del boss, lasciando intendere di agire per conto diretto del clan. Un comportamento che, nelle logiche della criminalità organizzata, equivale a coinvolgere l’intera struttura, con conseguenze potenzialmente gravi.

Dalle intercettazioni emergono le preoccupazioni di altri indagati, tra cui Carlo Bianco, Francesco Adinolfi e Giuseppe Granata, che discutono delle azioni di “Pierino” e dei richiami già ricevuti. Il timore principale riguarda proprio l’uso improprio del nome del boss: un elemento che, in caso di arresto, avrebbe potuto trascinare nelle indagini altri membri del clan.

A distanza di pochi giorni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, arriva anche la punizione. In un’altra conversazione intercettata, Bianco racconta a Giovanni Riccio di aver accompagnato Bortone a un incontro con Carmine Zagaria. Quest’ultimo, insieme al fratello Antonio Zagaria e al nipote Filippo Capaldo, è indicato tra i presunti vertici della fazione raggiunti da custodia cautelare in carcere. I due fratelli sono legati a Michele Zagaria, storico capo del clan, estraneo però a questa specifica indagine.

Prima dell’incontro, “Pierino” si sarebbe mostrato particolarmente agitato, arrivando a negare ripetutamente di aver mai speso il nome del boss e chiedendo di essere affiancato. Una richiesta che, secondo il racconto intercettato, avrebbe suscitato ironia: se davvero vantava una parentela così stretta, perché temere il confronto diretto?

Durante il faccia a faccia, Carmine Zagaria avrebbe chiarito la gravità del comportamento. Pur comprendendo le ragioni che potevano aver spinto Bortone a utilizzare quel nome per ottenere vantaggi, gli avrebbe contestato il rischio di compromettere l’intera organizzazione. Un modo di agire che, oltre ad attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, avrebbe potuto mettere nei guai altri affiliati.

La punizione sarebbe arrivata subito dopo, sotto forma di uno schiaffo, inflitto però in un contesto riservato. Una scelta non casuale: evitare gesti plateali significa anche ridurre l’esposizione e mantenere il controllo interno senza attirare attenzioni esterne.

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