Soldi in tasca dopo le visite in ospedale: arrestati medico e infermiera

Al centro dell’inchiesta c’è quello che gli investigatori hanno definito una sorta di “CUP parallelo”

A cura di Redazione
31 marzo 2026 22:00
Soldi in tasca dopo le visite in ospedale: arrestati medico e infermiera -
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Un presunto sistema illecito costruito per aggirare le liste d’attesa e incassare direttamente i pagamenti delle visite mediche. È quanto emerso da un’indagine condotta dai militari del NAS dei Carabinieri di Lecce, che nella mattinata del 31 marzo hanno eseguito due misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di un dirigente medico e di un’infermiera, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale salentino.

Al centro dell’inchiesta c’è quello che gli investigatori hanno definito una sorta di “CUP parallelo”, un sistema alternativo e irregolare rispetto ai canali ufficiali di prenotazione del Servizio sanitario. Secondo quanto ricostruito, i due avrebbero utilizzato ambienti e apparecchiature dell’azienda sanitaria pubblica per effettuare visite private non autorizzate, consentendo ai pazienti di ottenere prestazioni in tempi rapidi, evitando le attese previste dal sistema ordinario.

In questo modo, sempre secondo l’accusa, i compensi delle visite sarebbero stati incassati direttamente dai sanitari, senza transitare nei circuiti ufficiali e senza essere versati al Servizio sanitario nazionale, come invece previsto per le attività intramoenia regolarmente autorizzate.

L’indagine, avviata nel 2025 nell’ambito di un più ampio monitoraggio nazionale sulle attività libero-professionali svolte all’interno delle strutture pubbliche, avrebbe portato alla luce un meccanismo consolidato. Il danno economico stimato finora si aggira intorno ai 52mila euro.

A rendere il quadro ancora più grave, secondo gli inquirenti, vi sarebbe anche la presunta percezione indebita dell’indennità di esclusività da parte del medico coinvolto, nonostante svolgesse di fatto attività privata non consentita.

Le accuse contestate ai due indagati sono pesanti: si parla di concorso in peculato, falso ideologico, truffa aggravata ai danni del sistema sanitario pubblico e accesso abusivo ai sistemi informatici dell’azienda sanitaria. L’inchiesta prosegue per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare se il sistema illecito possa aver coinvolto altri soggetti.

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