Pesanti insulti sessisti alla nuova comandante dei vigili nel Nolano
presa di mira con commenti offensivi e volgari
Bufera a Camposano, in provincia di Napoli, dove la nuova comandante della Polizia Locale è finita al centro di una violenta ondata di insulti sessisti sui social network dopo la nomina a capitano disposta dal sindaco Francesco Barbato. La dirigente dei caschi bianchi è stata presa di mira con commenti offensivi e volgari, generando un caso che ha portato alla presentazione di una denuncia. Di fronte a quanto accaduto, il sindacato CSA, principale organizzazione rappresentativa della Polizia Locale, ha espresso “ferma e totale solidarietà” alla comandante, definendo “inaccettabile” il livello degli attacchi ricevuti online.
La polemica sulla nomina e il post politico
La vicenda trae origine da un post pubblicato dall’esponente politica Carmela Rescigno, oggi schierata con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, nel quale veniva contestata la nomina dal punto di vista amministrativo. Nel contenuto, privo di riferimenti offensivi, si sollevavano dubbi sull’attribuzione del grado di capitano a una dipendente inquadrata nell’Area degli Istruttori, ritenuta in contrasto con la normativa regionale che disciplina l’utilizzo dei gradi e dei segni distintivi della divisa.
Il tema, tuttavia, resta oggetto di interpretazioni non univoche e situazioni simili si sono già verificate in altri Comuni.
La gogna social e la posizione del sindacato
Dopo la pubblicazione del post, la discussione si è rapidamente trasformata in una vera e propria gogna social, con numerosi commenti di carattere sessista, offensivo e diffamatorio rivolti alla comandante.
Il sindacato CSA ha condannato con forza quanto accaduto, sottolineando come dietro la divisa vi sia “una donna, una lavoratrice e una madre”, e ribadendo che il confronto politico è legittimo solo se resta nei limiti del rispetto.
L’organizzazione sindacale ha inoltre annunciato la possibilità di intraprendere azioni legali, dichiarando di essere pronta a costituirsi parte civile in eventuali procedimenti giudiziari. L’obiettivo è contrastare quella che viene definita una deriva culturale alimentata dal “populismo digitale” e dalla ricerca di consenso attraverso contenuti offensivi.