Maltrattato e annichilito dalla moglie, Paolo si toglie la vita

Secondo il giudice, la donna avrebbe instaurato nei confronti dell’ex marito un controllo costante e opprimente, interferendo nelle sue scelte di vita e arrivando a minarne profondamente l’equilibrio personale

A cura di Redazione
31 marzo 2026 06:00
Maltrattato e annichilito dalla moglie, Paolo si toglie la vita -
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Una vicenda drammatica, segnata da anni di tensioni e sofferenze psicologiche, culminata con un gesto estremo. Paolo Silletti, 34 anni, si tolse la vita il 10 aprile 2024 lanciandosi dal balcone dell’abitazione dei genitori a Santeramo in Colle.

Per quei fatti, nel dicembre scorso, la sua ex moglie, Noura Morsy, è stata condannata a sette anni di reclusione con rito abbreviato per maltrattamenti aggravati, anche per la presenza della figlia minore durante numerosi episodi.

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni depositate dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi, emerge un quadro di forte pressione psicologica esercitata sulla vittima.

Secondo il giudice, la donna avrebbe instaurato nei confronti dell’ex marito un controllo costante e opprimente, interferendo nelle sue scelte di vita e arrivando a minarne profondamente l’equilibrio personale. Viene descritta una situazione caratterizzata da offese ripetute, umiliazioni e atteggiamenti di disprezzo che, nel tempo, avrebbero portato a una progressiva “annullamento” della personalità dell’uomo.

Particolarmente significativa, nelle ricostruzioni, la fase successiva alla nascita della figlia, avvenuta nel 2021: da quel momento, secondo gli atti, le richieste economiche sarebbero diventate sempre più pressanti. L’uomo sarebbe stato sottoposto a continue pretese di denaro — fino a cifre molto elevate — come condizione per poter mantenere un rapporto con la bambina.

Minacce, richieste e tensioni familiari

La sentenza descrive una convivenza divenuta nel tempo insostenibile, segnata da conflitti continui e da uno stato di forte soggezione psicologica. L’uomo, secondo il giudice, viveva nella costante paura di perdere il rapporto con la figlia, elemento che avrebbe contribuito ad aggravare il suo stato emotivo. Tra gli episodi ricostruiti, anche frequenti richieste di miglioramento del tenore di vita, come l’acquisto di una casa più grande, e viaggi in Egitto, durante i quali la donna avrebbe minacciato di non rientrare più in Italia con la bambina.

Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, la donna avrebbe manifestato aspettative di vita molto elevate, facendo riferimento a modelli di lusso e benessere.

Il nesso con il suicidio

Il giudice ha riconosciuto un collegamento tra il contesto di maltrattamenti e il gesto estremo compiuto da Silletti, sottolineando come le condotte abbiano contribuito a determinare un profondo stato di prostrazione nella vittima.

Tuttavia, è stata esclusa l’aggravante della morte come conseguenza diretta dei maltrattamenti. Secondo il tribunale, pur essendo evidente una correlazione sul piano oggettivo, non sarebbe stato possibile dimostrare che l’imputata potesse prevedere l’esito finale delle sue azioni.

Tra gli elementi emersi, anche alcuni messaggi particolarmente duri inviati dalla donna all’ex marito, tra cui frasi offensive e auguri di morte. Nello stesso giorno del suicidio, tuttavia, gli avrebbe anche chiesto di andare a prendere la figlia a scuola.

Il dolore della famiglia

La vicenda ha lasciato una ferita profonda nella famiglia di Silletti. La madre ha raccontato pubblicamente la sofferenza del figlio, sostenendo che la relazione fosse diventata negli anni sempre più difficile e logorante. Ha inoltre sottolineato come la bambina continui a chiedere del padre, segno di un legame interrotto in modo tragico.

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