Figlia vittima di uno stalker, la mamma chiede aiuto alla camorra
Dalle indagini emerge un sistema in cui la criminalità organizzata si sostituisce alle istituzioni, offrendo risposte – spesso violente – a problemi quotidiani
Un circolo ricreativo trasformato in base operativa e un boss capace di imporsi come riferimento anche per i problemi quotidiani dei residenti. È il quadro che emerge dall’indagine sul clan Clan Sequino-Savarese, attivo nel centro storico di Napoli.
Uno scenario che richiama da vicino le dinamiche raccontate ne Il sindaco del rione Sanità, dove la criminalità organizzata si sostituisce alle istituzioni diventando punto di riferimento per i cittadini.
Il circolo come centro delle attività del clan
Le intercettazioni ambientali, risalenti a giugno 2023, sono state effettuate all’interno del circolo ricreativo “Madonna di Pompei”, luogo frequentato da soggetti legati al gruppo criminale.
Proprio in questo contesto emerge il ruolo di Carmine Grosso, coinvolto in conversazioni con altri affiliati, tra cui Vincenzo Pirozzi, entrambi destinatari delle misure cautelari eseguite dai carabinieri il 3 marzo.
Il business del recupero crediti
Uno degli ambiti in cui il clan risulta attivo è quello del recupero crediti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un commerciante in difficoltà si sarebbe rivolto al gruppo per riscuotere somme non incassate prima di chiudere l’attività.
Il meccanismo è tipico delle organizzazioni criminali: il clan si occupa della riscossione trattenendo una percentuale del denaro recuperato, rafforzando così il proprio controllo economico sul territorio.
Il clan come “giustiziere” del quartiere
Ancora più significativo è un altro episodio emerso dalle intercettazioni. Una donna del quartiere si rivolge a Grosso per chiedere aiuto contro l’ex fidanzato della figlia, accusato di insulti e comportamenti molesti.
La risposta dell’uomo lascia intendere una prassi consolidata: avrebbe riferito la situazione a soggetti indicati come “Picuozzo” e “Mellone”, soprannomi riconducibili rispettivamente a Vincenzo Pirozzi e Salvatore Savarese, ritenuti dagli investigatori ai vertici del clan.
Un sistema parallelo allo Stato
Dalle indagini emerge un sistema in cui la criminalità organizzata si sostituisce alle istituzioni, offrendo risposte – spesso violente – a problemi quotidiani. Un modello che consolida il potere del clan e rafforza il legame con il territorio, alimentato dalla mancanza di alternative percepite da parte di alcuni cittadini.