Domenico, al Monaldi richiesta di 10 milioni di euro per altri tre bimbi morti

Secondo quanto spiegato dal legale, le nuove richieste saranno avanzate nell’ottica di un possibile accordo stragiudiziale

A cura di Redazione
30 marzo 2026 20:00
Domenico, al Monaldi richiesta di 10 milioni di euro per altri tre bimbi morti -
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Si allarga il fronte delle richieste di risarcimento legate ai decessi avvenuti presso l’Ospedale Monaldi, già al centro dell’attenzione dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta lo scorso 21 febbraio. La famiglia del bambino, attraverso il proprio legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, si prepara infatti a presentare ulteriori tre istanze risarcitorie per un valore complessivo che si aggira intorno ai 10 milioni di euro.

Nuovi casi sotto esame

Secondo quanto spiegato dal legale, le nuove richieste saranno avanzate nell’ottica di un possibile accordo stragiudiziale, con l’obiettivo di ottenere un “componimento bonario” della vicenda. I casi riguardano la morte di altri tre bambini, avvenute nella stessa struttura sanitaria, e accomunate — stando alle prime ricostruzioni — dalla presenza di infezioni riconducibili a batteri contratti in ambito ospedaliero.

Tra le situazioni segnalate, una in particolare riguarda un minore che era stato sottoposto a un delicato trapianto di cuore. Anche in questo caso, l’infezione avrebbe avuto un ruolo determinante nel peggioramento delle condizioni cliniche fino all’esito fatale.

Una vicenda già avviata

Già nei primi giorni di marzo, l’avvocato Petruzzi aveva inoltrato una prima richiesta risarcitoria da circa 3 milioni di euro in relazione alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Con le nuove istanze, il caso assume ora una dimensione più ampia, coinvolgendo più episodi e sollevando interrogativi sulla gestione del rischio infettivo all’interno della struttura.

Il nodo assicurativo

Un ulteriore elemento critico riguarda la copertura assicurativa dell’ospedale. «Attualmente il Monaldi non risulta coperto da una polizza assicurativa, operando in regime di autotutela», ha spiegato il legale. Secondo quanto riferito, la compagnia assicurativa che in passato garantiva la struttura avrebbe richiesto un premio annuo pari a circa 14 milioni di euro, cifra ritenuta evidentemente insostenibile, portando così alla mancata sottoscrizione del contratto negli ultimi anni.

Questa situazione potrebbe avere conseguenze rilevanti nel caso in cui si arrivi a una condanna in sede giudiziaria. «Se l’eventuale risarcimento dovesse superare determinate soglie — ha aggiunto Petruzzi — sarà necessario chiarire davanti alla Corte dei conti le ragioni per cui non si è proceduto alla stipula di una copertura assicurativa adeguata».

Una vicenda che solleva interrogativi

L’evoluzione della vicenda apre scenari complessi, non solo sul piano legale ma anche su quello sanitario e amministrativo. L’attenzione si concentra ora sulla gestione delle infezioni ospedaliere, tema particolarmente delicato quando riguarda pazienti fragili come i bambini, e sulla sostenibilità dei sistemi di copertura assicurativa nelle strutture pubbliche.

Nei prossimi mesi sarà fondamentale comprendere se si arriverà a un accordo tra le parti oppure se la questione verrà affrontata in sede giudiziaria, con possibili ripercussioni anche sul piano istituzionale.

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