Bimbo autistico della prima media viene rispedito in quinta elementare
La vicenda evidenzia la complessità delle decisioni educative in presenza di fragilità
Un caso complesso e delicato scuote il mondo della scuola a Nocera Inferiore, dove un bambino di 11 anni con disturbo dello spettro autistico è stato retrocesso dalla prima media alla quinta elementare, al centro di una vicenda giudiziaria che coinvolge anche i genitori.
Bambino retrocesso: una vicenda tra scuola e tribunali
La storia ha origine a metà 2025, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico. Il minore, dopo essere stato promosso al termine della scuola primaria, aveva iniziato a frequentare la prima classe della scuola secondaria di primo grado in un nuovo istituto.
Tuttavia, a gennaio 2026, il Tar Campania ha accolto il ricorso presentato dal padre, annullando la promozione deliberata nel giugno precedente. La decisione si basa su valutazioni legate alla situazione personale e clinica del bambino.
Le motivazioni del Tar
Secondo i giudici amministrativi, la non ammissione alla classe successiva non rappresenta una sanzione, ma uno strumento educativo. Nel provvedimento si evidenzia come la ripetizione dell’anno possa favorire una crescita più equilibrata, soprattutto in presenza di condizioni particolari.
Il ricorso del padre si fondava sul timore che il passaggio alla scuola media potesse comportare effetti negativi sul piano clinico, rallentando o compromettendo i progressi raggiunti dal minore.
Il rientro alla primaria e le tensioni familiari
A seguito della sentenza, all’inizio del 2026, il dirigente scolastico ha disposto il ritorno del bambino alla quinta elementare. Una decisione che ha alimentato il contenzioso tra i genitori, con la madre contraria alla retrocessione.
Nel frattempo, la situazione è stata più volte esaminata dal consiglio di classe, fino alla convocazione del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), previsto per il 17 marzo, per valutare il percorso più adeguato.
Il Consiglio di Stato sospende la sentenza
Un ulteriore colpo di scena è arrivato l’11 marzo, quando il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della madre, sospendendo la decisione del Tar.
Secondo i giudici di secondo grado, la promozione iniziale risultava supportata da una documentazione completa, inclusi il Piano Educativo Individualizzato (PEI), i verbali di scrutinio e le relazioni sul percorso di apprendimento del bambino.
Attesa per i prossimi sviluppi
Nel frattempo, il Tar aveva già respinto una prima richiesta cautelare della madre, sottolineando la necessità di garantire stabilità al minore durante l’anno scolastico. La camera di consiglio è stata fissata per il 25 marzo, mentre resta aperta la questione davanti alla giustizia amministrativa.
La vicenda evidenzia la complessità delle decisioni educative in presenza di fragilità, dove si intrecciano valutazioni didattiche, sanitarie e familiari. Al centro resta il diritto del bambino a un percorso scolastico adeguato e coerente con le sue esigenze.