Bimba ferita alla testa a Sant'Anastasia, aggravante mafiosa per i due colpevoli

la madre subì gravi ferite all’addome e rimase in pericolo di vita

A cura di Redazione
28 marzo 2026 20:30
Bimba ferita alla testa a Sant'Anastasia, aggravante mafiosa per i due colpevoli -
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’avvocato di uno dei due giovani protagonisti del raid armato avvenuto a Sant'Anastasia la sera del 23 maggio 2023, confermando l’aggravante mafiosa. Quel giorno, una bambina di 10 anni fu ferita alla testa mentre si trovava in piazza con la famiglia per un gelato, vittima innocente di un episodio di violenza senza precedenti.

Il contesto della sparatoria

I due ragazzi, uno maggiorenne all’epoca dei fatti e l’altro minorenne, avevano già avuto un alterco con un gruppo di coetanei. Per rispondere a quella che percepirono come una sfida alla loro supremazia, tornarono in piazza armati di una mitraglietta, potente e capace di sparare decine di colpi in pochissimi secondi.

Il raid non colpì solo i ragazzi protagonisti del precedente litigio: furono coinvolte famiglie innocenti, costrette a lanciarsi a terra per evitare i proiettili. Oltre alla bambina di 10 anni ferita alla testa, la madre subì gravi ferite all’addome e rimase in pericolo di vita, mentre il padre fu colpito al polso tentando di proteggere il figlio. L’intervento del genitore riuscì a salvare il bambino da conseguenze fatali.

La mancata restituzione delle armi

I due responsabili non hanno mai consegnato le armi utilizzate durante la sparatoria, un comportamento che ricorda altri casi di cronaca nera nel territorio vesuviano, come gli omicidi di Giovanbattista Cutolo e di Francesco Pio Maimone.

Il percorso giudiziario e le conseguenze

Le condanne hanno confermato la gravità dell’azione e l’aggravante di stampo mafioso, evidenziando che il raid non fu un gesto isolato o improvvisato, ma un atto pianificato volto a dimostrare potere e intimidazione sul territorio.

Le vittime, difese dall’avvocato Paolo Cerruti, continuano a essere seguite da medici e psicologi, a tre anni di distanza dall’accaduto, per le conseguenze psicologiche e fisiche di quell’episodio traumatico.

Un episodio che lascia il segno

Il caso di Sant’Anastasia rimane uno degli episodi più drammatici degli ultimi anni nella provincia di Napoli, e rappresenta un monito sulla pericolosità dei raid armati tra giovani e sull’impatto devastante che violenza e criminalità organizzata possono avere su innocenti, anche bambini. La conferma della Cassazione riafferma la responsabilità dei colpevoli e la necessità di garantire tutela e giustizia per le vittime.

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