Abusi su bimba, catturato pizzaiolo napoletano
Nel novembre 2023 l’uomo si era arruolato come volontario nelle milizie russe impegnate nel conflitto in Ucraina
Si è conclusa all’aeroporto di Fiumicino la latitanza internazionale di Gianni Cenni, 52enne napoletano noto alle cronache come il “pizzaiolo dei due mondi”. L’uomo è stato arrestato dai Carabinieri di Napoli, con il supporto del Servizio di cooperazione internazionale di polizia e della Polaria, subito dopo il suo rientro in Italia.
Cenni deve scontare una condanna definitiva a 7 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 7 anni, parente della sua ex compagna.
La latitanza tra Europa e Russia
Dopo la condanna definitiva, nel dicembre 2022 l’uomo si era reso irreperibile. Le indagini hanno ricostruito i suoi spostamenti all’estero: inizialmente in Finlandia, poi in Spagna, dove aveva gestito una pizzeria a Formentera del Segura, e infine in Russia, nella città di Samara.
Nel Paese russo aveva intrapreso una nuova vita, lavorando in una scuola di cucina italiana e costruendo una nuova famiglia. In passato, Cenni era già stato coinvolto in un grave fatto di sangue: nel 1999, mentre lavorava come guardia giurata, aveva ucciso un collega, scontando successivamente la pena.
Dalla guerra in Ucraina alla cattura
Nel novembre 2023 l’uomo si era arruolato come volontario nelle milizie russe impegnate nel conflitto in Ucraina. Tuttavia, la sua permanenza al fronte è durata poco: tra il 7 e l’8 gennaio 2025 è stato catturato dalle forze ucraine durante un’operazione nella zona di Kupyansk, nella regione di Kharkiv.
La sua identità era stata confermata da un video diffuso dalle autorità ucraine, in cui l’uomo si presentava in italiano. Dopo un periodo di detenzione come prigioniero di guerra, è stato consegnato alle autorità italiane.
L’arresto e il rientro in Italia
Una volta atterrato a Fiumicino, Cenni è stato immediatamente arrestato in esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Napoli. La sua vicenda giudiziaria torna ora nelle mani della magistratura italiana, che dovrà garantire l’esecuzione della pena definitiva.