Ucciso come un boss, incubo scambio di persona

Vittima l’imbianchino Rosario Coppola

A cura di Redazione
06 febbraio 2026 10:01
Ucciso come un boss, incubo scambio di persona -
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Potrebbe essere stato un tragico errore di persona l’omicidio di Rosario Coppola, il 52enne imbianchino ucciso a colpi di pistola l’altra sera ad Arzano, nella periferia nord di Napoli. È una delle ipotesi principali seguite dagli investigatori, che non hanno mai escluso questa pista fin dalle prime ore successive all’agguato.

Secondo quanto emerso, la vittima somigliava in modo evidente a un pregiudicato legato al clan Monfregolo, attualmente in libertà. Un dettaglio che potrebbe aver portato i killer a colpire l’uomo sbagliato nel corso di un’azione che presenta tutti i tratti tipici di un’esecuzione camorristica.

L’agguato e la sparatoria

Rosario Coppola si trovava in auto insieme ad Antonio Persico, 25 anni, barbiere incensurato e residente ad Arzano. Erano circa le 21.30 quando una vettura scura con due uomini a bordo si è affiancata alla Smart dell’imbianchino tra via Barone e via Sette Re. A quel punto sono stati esplosi una decina di colpi di pistola.

Cinque proiettili hanno colpito Coppola, che era ancora vestito con la tuta da lavoro, uccidendolo sul colpo. Persico è rimasto ferito lievemente al braccio destro da un solo colpo ed è stato trasportato in ospedale in stato di choc.

Nessun legame con la camorra

Gli accertamenti finora svolti non hanno fatto emergere collegamenti tra la vittima e ambienti criminali. Coppola aveva chiuso da tempo la sua ditta individuale ma continuava a lavorare come imbianchino. Non risultano richieste estorsive né contrasti riconducibili al racket.

L’uomo aveva un solo precedente, una denuncia per reati contro il patrimonio risalente al 2005. Da allora non era più entrato in contatto con la giustizia e il suo nome non compariva in indagini anticamorra.

Anche Antonio Persico è completamente sconosciuto alle forze dell’ordine. La sera dell’omicidio aveva appena chiuso il suo negozio da barbiere e si stava recando a casa con Coppola per organizzare alcuni lavori.

Le indagini e il contesto criminale

Arzano è un territorio considerato sotto l’influenza del clan Monfregolo, attivo nell’area della “167” e collegato alla camorra di Secondigliano. In questo contesto, gli investigatori valutano anche l’ipotesi di una vendetta per uno “sgarro”, legata però a dinamiche ancora poco chiare.

Le indagini sono affidate ai carabinieri di Castello di Cisterna e della tenenza di Arzano, coordinati dalla Procura di Napoli Nord. Sul luogo del delitto sono intervenuti anche i militari del reparto investigazioni scientifiche per i rilievi balistici, mentre sono in corso le acquisizioni delle immagini di videosorveglianza della zona.

Sicurezza rafforzata

Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha annunciato un’intensificazione dei controlli mirati nell’area. La vicenda sarà al centro del prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

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