"Sui social un post che celebra figura storica della Nco di Cutolo, va rimosso"

La denuncia di Borrelli

A cura di Redazione
09 febbraio 2026 13:30
"Sui social un post che celebra figura storica della Nco di Cutolo, va rimosso" -
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Un post pubblicato sui social network che celebra uno storico esponente della Nuova Camorra Organizzata, responsabile di numerosi omicidi e coinvolto in uno dei più gravi depistaggi giudiziari della storia recente, ha acceso la polemica politica. A denunciarlo è il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Borrelli.

Secondo quanto riferito dal parlamentare, il contenuto sarebbe stato pubblicato da una donna che risulterebbe essere la figlia dell’ex camorrista. A destare particolare preoccupazione, però, non è solo il post in sé, ma soprattutto i numerosi commenti di ammirazione e consenso comparsi sotto la pubblicazione.

“La camorra raccontata come modello culturale”

“Siamo di fronte a un segnale allarmante”, afferma Borrelli. “La criminalità organizzata non viene condannata, ma rischia di essere percepita come un modello identitario e culturale. I social non possono diventare la nuova vetrina della camorra”.

Il riferimento è anche al ruolo avuto dall’esponente della Nco nel caso Enzo Tortora, simbolo di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana. “Assistiamo a una deriva gravissima – prosegue il deputato – in cui assassini e boss vengono celebrati, mentre le vittime e lo Stato vengono cancellati dalla narrazione pubblica. Questo è inaccettabile”.

“La propaganda mafiosa oggi passa dai social”

Per Borrelli, la diffusione di contenuti celebrativi online rappresenta una nuova e pericolosa strategia dei clan. “La propaganda mafiosa sui social è uno degli strumenti principali con cui le organizzazioni criminali cercano di ricostruire consenso e potere, soprattutto tra i giovani”, sottolinea.

Proprio per contrastare questo fenomeno, il parlamentare ricorda di aver proposto in passato l’introduzione del reato di apologia mafiosa e l’istituzione di un vero e proprio “daspo digitale”, che permetta la rimozione rapida dei contenuti pericolosi e l’esclusione dai social di chi diffonde messaggi criminali.

“Serve una risposta immediata”

“La lotta alle mafie non si fa solo con le manette – conclude Borrelli – ma anche togliendo loro la possibilità di raccontarsi, glorificarsi e intimidire. Chi usa i social per fare propaganda camorristica deve essere fermato immediatamente. Lasciare spazio a queste narrazioni significa consentire alle mafie di continuare a esercitare potere e influenza, sotto forme nuove e ancora più insidiose”.

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