"Sui social un post che celebra figura storica della Nco di Cutolo, va rimosso"
La denuncia di Borrelli
Un post pubblicato sui social network che celebra uno storico esponente della Nuova Camorra Organizzata, responsabile di numerosi omicidi e coinvolto in uno dei più gravi depistaggi giudiziari della storia recente, ha acceso la polemica politica. A denunciarlo è il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Borrelli.
Secondo quanto riferito dal parlamentare, il contenuto sarebbe stato pubblicato da una donna che risulterebbe essere la figlia dell’ex camorrista. A destare particolare preoccupazione, però, non è solo il post in sé, ma soprattutto i numerosi commenti di ammirazione e consenso comparsi sotto la pubblicazione.
“La camorra raccontata come modello culturale”
“Siamo di fronte a un segnale allarmante”, afferma Borrelli. “La criminalità organizzata non viene condannata, ma rischia di essere percepita come un modello identitario e culturale. I social non possono diventare la nuova vetrina della camorra”.
Il riferimento è anche al ruolo avuto dall’esponente della Nco nel caso Enzo Tortora, simbolo di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana. “Assistiamo a una deriva gravissima – prosegue il deputato – in cui assassini e boss vengono celebrati, mentre le vittime e lo Stato vengono cancellati dalla narrazione pubblica. Questo è inaccettabile”.
“La propaganda mafiosa oggi passa dai social”
Per Borrelli, la diffusione di contenuti celebrativi online rappresenta una nuova e pericolosa strategia dei clan. “La propaganda mafiosa sui social è uno degli strumenti principali con cui le organizzazioni criminali cercano di ricostruire consenso e potere, soprattutto tra i giovani”, sottolinea.
Proprio per contrastare questo fenomeno, il parlamentare ricorda di aver proposto in passato l’introduzione del reato di apologia mafiosa e l’istituzione di un vero e proprio “daspo digitale”, che permetta la rimozione rapida dei contenuti pericolosi e l’esclusione dai social di chi diffonde messaggi criminali.
“Serve una risposta immediata”
“La lotta alle mafie non si fa solo con le manette – conclude Borrelli – ma anche togliendo loro la possibilità di raccontarsi, glorificarsi e intimidire. Chi usa i social per fare propaganda camorristica deve essere fermato immediatamente. Lasciare spazio a queste narrazioni significa consentire alle mafie di continuare a esercitare potere e influenza, sotto forme nuove e ancora più insidiose”.