Stalking nel Nolano: usa scarpe rosse e rossetto per minacciare la moglie
Vesuviano, denuncia choc di una giovane madre
Violenza domestica, controllo ossessivo e persecuzioni familiari: è il quadro che emerge dall’integrazione di una denuncia presentata nelle ultime ore da una donna di 35 anni, madre di un bambino, residente nell’area vesuviana. La giovane racconta un lungo calvario fatto di maltrattamenti psicologici, fisici ed economici, che sarebbero stati messi in atto dall’ex marito e, secondo quanto denunciato, anche da alcuni componenti del suo nucleo familiare.
Stando alla ricostruzione contenuta nell’atto depositato, la relazione sarebbe stata segnata fin dalle prime fasi del fidanzamento da isolamento sociale, controllo costante dei movimenti, umiliazioni e minacce. La donna riferisce di essere stata progressivamente privata della propria autonomia personale ed economica, vivendo in un clima di soggezione e paura, aggravato anche da allusioni a presunti legami con ambienti criminali, utilizzate – secondo la denunciante – come strumento di intimidazione.
Gli episodi più gravi si sarebbero verificati durante la gravidanza e dopo la nascita del figlio. Nella denuncia si parla di aggressioni fisiche, calci e spinte, fino a un intervento delle forze dell’ordine avvenuto nel luglio 2024, a seguito di una situazione degenerata.
A rendere la vicenda ancora più inquietante, secondo quanto riferito dalla 35enne, sarebbero alcuni gesti simbolici attribuiti alla famiglia dell’ex marito. Subito dopo la presentazione della denuncia, all’esterno della sua abitazione sarebbero comparse scarpe rosse, simbolo universalmente associato alla lotta contro la violenza sulle donne, che la donna interpreta come un atto provocatorio e intimidatorio. In un altro episodio, il pulsante del citofono dell’abitazione della madre sarebbe stato imbrattato con rossetto rosso, anch’esso vissuto come un messaggio minatorio.
La denuncia fa inoltre riferimento a una presunta videosorveglianza invasiva, con telecamere puntate verso la sua abitazione, a danneggiamenti, a difficoltà create nei movimenti quotidiani – anche mentre spingeva il passeggino del figlio – e a una lunga serie di pressioni psicologiche e atti vessatori.
Secondo il legale che assiste la donna, «è particolarmente inquietante che simboli nati per ricordare le vittime della violenza di genere, come le scarpe o il rossetto rosso, vengano utilizzati in questa vicenda come un vero e proprio linguaggio di intimidazione».
La denuncia è ora al vaglio degli inquirenti, che dovranno verificare i fatti e valutare eventuali provvedimenti a tutela della donna e del minore.