Smog, situazione critica a Napoli e provincia

PM10 sopra i limiti anche nel 2030 senza un cambio di passo

A cura di Redazione
09 febbraio 2026 13:00
Smog, situazione critica a Napoli e provincia -
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Napoli continua a restare tra le città italiane più esposte al rischio smog. Secondo l’ultimo rapporto Mal’Aria di Legambiente, il capoluogo campano, nonostante i miglioramenti registrati nel 2025, potrebbe non riuscire a rientrare nei nuovi limiti europei sulle polveri sottili entro il 2030 se il ritmo di riduzione delle emissioni resterà invariato.

Oggi Napoli registra valori medi di PM10 pari a 28 microgrammi per metro cubo. Le proiezioni indicano che, senza interventi strutturali più incisivi, la città potrebbe fermarsi tra i 23 e i 27 µg/mc, restando quindi sopra il nuovo limite europeo fissato a 20 µg/mc.

I miglioramenti del 2025 sono fragili

“I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti”, avverte Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. Secondo l’associazione ambientalista, i segnali incoraggianti emersi negli ultimi mesi non sono il risultato di politiche strutturali efficaci, ma piuttosto di condizioni meteorologiche favorevoli e di un graduale miglioramento tecnologico delle emissioni.

Proprio per questo, Legambiente giudica “irragionevole” la decisione del Governo di ridurre drasticamente, a partire dal 2026 e per l’intero triennio successivo, le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, scelta che rischia di indebolire l’azione anche nei territori già in difficoltà come Napoli.

Il rischio di nuove sanzioni europee

“Lasciare soli i territori più complessi del Paese è una scelta miope”, sottolinea Zampetti, ricordando che l’Italia è già esposta a nuove procedure d’infrazione. A febbraio 2026 la Commissione europea ha avviato un nuovo procedimento per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC.

Secondo Legambiente, senza un deciso cambio di rotta, il Paese rischia ulteriori sanzioni e un aggravamento degli impatti sanitari, soprattutto nelle grandi aree urbane.

L’analisi su 89 città: Napoli tra le più lente

L’edizione 2025 di Mal’Aria ha analizzato i dati sul PM10 di 89 città italiane negli ultimi quindici anni (2011-2025), utilizzando una media mobile quinquennale per valutare l’andamento e stimare i valori al 2030. Il quadro che emerge è preoccupante: 49 città superano già oggi il nuovo limite europeo.

Tra queste, 33 rischiano concretamente di non raggiungere l’obiettivo mantenendo l’attuale ritmo di riduzione. Oltre a Napoli, figurano città come Milano, Torino, Palermo, Modena, Pavia, Vicenza, Ragusa e Cagliari. Alcuni centri, come Cremona, Lodi e Verona, potrebbero restare addirittura sopra i 25 µg/mc.

Le città sulla traiettoria giusta

Esistono però esempi virtuosi. Città come Bari, Benevento, Bologna, Caserta, Firenze, Roma, Salerno e Trento, pur essendo oggi sopra la soglia dei 20 µg/mc, stanno riducendo le concentrazioni di PM10 con una velocità compatibile con gli obiettivi europei al 2030.

“Non possiamo rallentare”

A ribadire l’urgenza è Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente: “Molte città riducono le concentrazioni di PM10 troppo lentamente per tutelare davvero la salute delle persone. Raggiungere i nuovi limiti europei, più stringenti e più vicini alle linee guida dell’OMS, è fondamentale per ridurre le morti premature”.

Il dato più drammatico riguarda il PM2,5: nel 2023 in Europa si sono registrate circa 238.000 vittime, di cui 43.000 solo in Italia, concentrate soprattutto in Pianura Padana. “Una maglia nera che il nostro Paese non può più permettersi”, conclude Minutolo.

Le richieste di Legambiente

Per invertire la rotta, Legambiente chiede investimenti continui e mirati: potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, accelerazione della riqualificazione energetica degli edifici, superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e industriale, interventi strutturali su agricoltura e allevamenti intensivi.

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