In Italia oltre 10mila autovelox non omologati: multe tutte a rischio
solo uno su tre è censito dal Ministero
In Italia il sistema degli autovelox è ancora lontano dall’essere pienamente regolamentato. Su circa 11mila dispositivi presenti sul territorio nazionale, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E di questi, poco più di mille soddisfano già i requisiti di omologazione previsti dalla normativa in fase di definizione.
A renderlo noto è lo stesso Mit, che ha annunciato l’invio del decreto sugli autovelox al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la notifica alla Commissione europea, nell’ambito della procedura TRIS. L’iter prevede ora una fase di “stand still” della durata di 90 giorni, necessaria prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. Il provvedimento è stato inoltre trasmesso al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il parere tecnico.
Secondo il Mit, il decreto rappresenta un passaggio decisivo verso la trasparenza: per la prima volta è stato realizzato un censimento dettagliato degli apparecchi in uso, con dati su numero, tipologia, marca, modello e conformità. Un percorso fortemente voluto dal ministro Matteo Salvini, con l’obiettivo dichiarato di garantire che gli autovelox siano utilizzati esclusivamente per prevenire incidenti e non come strumento di incremento delle entrate comunali.
Di segno opposto il commento del Codacons, che parla apertamente di “caos autovelox”. L’associazione dei consumatori sottolinea come molti Comuni non abbiano fornito i dati richiesti al Ministero, perdendo così la possibilità di utilizzare legittimamente i dispositivi. In altri casi, invece, gli enti locali continuano a impiegare apparecchi non omologati, esponendosi all’annullamento delle sanzioni in sede di ricorso.
Una situazione che, secondo il Codacons, produce effetti negativi a catena: indebolisce la sicurezza stradale, penalizza gli automobilisti multati con strumenti non a norma e mette in difficoltà le casse comunali, costrette a sostenere spese legali per i numerosi contenziosi.
Preoccupazione condivisa anche da Assoutenti. Il presidente nazionale Gabriele Melluso evidenzia come, a fronte di migliaia di dispositivi installati, siano meno di mille quelli effettivamente autorizzati. Un dato che rischia di aprire la strada a una vera e propria ondata di ricorsi nei prossimi mesi. Da qui l’appello a un immediato confronto istituzionale tra Ministero, enti locali e prefetture per uscire da quella che viene definita una “zona grigia normativa”.
Secondo Assoutenti, l’incertezza rischia inoltre di avere un effetto paradossale: se passa l’idea che le multe possano essere facilmente annullate, il potere deterrente degli autovelox viene meno, con possibili conseguenze gravi sulla sicurezza delle strade.
La richiesta delle associazioni è unanime: regole chiare, dispositivi pienamente omologati e trasparenza totale. Solo così, sottolineano, gli autovelox potranno tornare a essere uno strumento di prevenzione e tutela, e non una fonte di polemiche e contenziosi infiniti.