Camorra a Pomigliano, inflitti 200 anni di carcere

Nel corso del processo ha reso dichiarazioni spontanee il collaboratore di giustizia Salvatore Ferretti

A cura di Redazione
19 febbraio 2026 08:00
Camorra a Pomigliano, inflitti 200 anni di carcere -
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Si chiude con condanne per complessivi 200 anni di carcere il processo a carico di 22 presunti esponenti dei clan Ferretti e Cipolletta, gruppi contrapposti che si contendevano il controllo del territorio a Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli.

La sentenza è stata emessa dal gip di Napoli Michaela Sapio, al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato.

Le condanne e le richieste della Procura

Oltre alle pene detentive, il giudice ha disposto multe per oltre 104mila euro. Nel corso del processo ha reso dichiarazioni spontanee il collaboratore di giustizia Salvatore Ferretti, condannato a 11 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione.

Il gip ha inoltre assolto cinque imputati da alcune delle accuse contestate.

Nella requisitoria dello scorso dicembre, la Procura di Napoli, rappresentata dal pubblico ministero Henry John Woodcock, aveva chiesto complessivamente 306 anni di carcere.

Il blitz contro i clan: arresti e accuse

L’operazione che ha portato agli arresti risale al 25 febbraio 2025. In quell’occasione i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna notificarono 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 ai domiciliari, su provvedimento firmato dal gip di Napoli Enrico Campoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

L’inchiesta ha contestato numerosi reati aggravati dal metodo mafioso, tra cui:

associazione di tipo mafioso

tentata estorsione ed estorsione

detenzione e porto illegale di armi

pubblica intimidazione con uso di armi

incendio e tentato omicidio

ricettazione

traffico illecito di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio

accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti

rapina, usura e sequestro di persona

L’operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi repressivi degli ultimi anni contro la criminalità organizzata nell’area a nord del capoluogo campano, segnando un punto fermo nella lotta ai clan attivi sul territorio di Pomigliano d’Arco.

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