Assalto al portavalori, ecco i due banditi catturati

Si chiamano Giuseppe Iannelli, 38 anni, e Giuseppe Russo di 62.

A cura di Redazione
10 febbraio 2026 20:00
Assalto al portavalori, ecco i due banditi catturati -
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Si chiamano Giuseppe Iannelli, 38 anni, e Giuseppe Russo, 62, entrambi originari della provincia di Foggia, i due uomini finiti in carcere in stato di fermo perché ritenuti appartenenti alla banda che lunedì 9 febbraio ha assaltato un portavalori lungo la statale Brindisi-Lecce, all’altezza di Tuturano.

Al termine degli accertamenti e dei riscontri investigativi, i carabinieri hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto contestando ai due, in concorso, reati gravissimi: tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente, oltre a resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale.

I due fermati, che non risultano avere precedenti specifici, restano ora in carcere in attesa dell’udienza di convalida da parte del gip.

Il commando armato e la fuga

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’assalto sarebbe stato messo a segno da un commando di almeno sei persone. La banda ha bloccato la superstrada, fatto esplodere un furgone, impugnato kalashnikov, rapinato una studentessa dell’auto per garantirsi la fuga e, durante l’inseguimento, ha sparato contro una pattuglia dei carabinieri, senza fortunatamente provocare feriti.

Il racconto dei carabinieri sotto il fuoco

A raccontare quei momenti drammatici è Luca Petruzzo, brigadiere in servizio a Cellino San Marco, uno dei militari che ha partecipato all’inseguimento:

«Abbiamo ingaggiato la fuga a folle velocità – ha spiegato – e hanno sparato contro la nostra auto di servizio. Il primo colpo siamo riusciti a evitarlo, il secondo ha colpito il parabrezza. Abbiamo continuato finché siamo arrivati nel centro abitato, dove c’erano bambini e scolaresche: lì abbiamo desistito per evitare conseguenze».

Alla domanda se i colpi fossero indirizzati a uccidere, Petruzzo risponde senza esitazioni: «Penso di sì», precisando però: «Non ci sentiamo eroi, facciamo il nostro lavoro».

Fondamentale anche l’intervento del vicebrigadiere Giuseppe Conte, del Nucleo Operativo Radiomobile di Brindisi, che pur essendo libero dal servizio si trovava casualmente sulla strada al momento dell’assalto.

«Ho dato l’allarme e ho iniziato l’inseguimento con la mia auto – ha raccontato – per circa quindici chilometri, restando sempre in contatto con la centrale. Sono stato speronato due volte da un’altra vettura, che ritengo fosse un’auto di supporto dei rapinatori».

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