Alzheimer, una nuova strategia dal Cnr napoletano: rafforzare le difese naturali del cervello

Al centro dello studio c’è Sulfavant A, un composto di sintesi brevettato dal Cnr

A cura di Redazione
08 febbraio 2026 14:30
Alzheimer, una nuova strategia dal Cnr napoletano: rafforzare le difese naturali del cervello -
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Una nuova e promettente strategia per contrastare la malattia di Alzheimer arriva dalla ricerca italiana. Uno studio coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Icb) propone infatti di puntare sul rafforzamento delle difese naturali del cervello attraverso lo sviluppo di una piccola molecola “smart”.

La ricerca, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’IRCCS Fondazione Santa Lucia, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Neuroinflammation.

Al centro dello studio c’è Sulfavant A, un composto di sintesi brevettato dal Cnr, già noto per la sua capacità di potenziare la risposta immunitaria dell’organismo. La molecola era stata precedentemente studiata nel trattamento dei tumori, in particolare il melanoma, e nel contrasto ad agenti patogeni come i batteri.

Nei modelli preclinici analizzati, Sulfavant A ha dimostrato di agire in modo selettivo sulla microglia, le cellule immunitarie del sistema nervoso centrale responsabili della sorveglianza cerebrale e della rimozione di detriti cellulari e aggregati proteici. Un meccanismo cruciale nel contesto dell’Alzheimer, patologia caratterizzata dall’accumulo extracellulare del peptide beta-amiloide, che tende a formare placche tossiche per i neuroni.

Proprio su questo fronte, il trattamento con Sulfavant A ha mostrato risultati incoraggianti: la molecola è stata in grado di ridurre, e in parte prevenire, la formazione delle placche amiloidi, esercitando un effetto protettivo sui neuroni. Nei modelli studiati, ciò si è tradotto anche in un miglioramento delle funzioni cognitive, in particolare della memoria.

L’Alzheimer rappresenta oggi la forma più diffusa di malattia neurodegenerativa e una delle principali sfide sanitarie a livello globale. In questo scenario, i risultati ottenuti aprono prospettive interessanti per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche, non solo per l’Alzheimer ma anche per altre patologie neurodegenerative.

La strada verso l’applicazione clinica è ancora lunga, ma lo studio conferma il ruolo centrale della ricerca pubblica italiana nello sviluppo di approcci innovativi capaci di intervenire sui meccanismi profondi della malattia, piuttosto che limitarsi al trattamento dei sintomi.

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