Campetto distrutto a Scampia, Geolier mette i soldi per ripararlo

Dai bambini del Lotto G una richiesta che diventa realtà

A cura di Redazione
27 gennaio 2026 22:00
Campetto distrutto a Scampia, Geolier mette i soldi per ripararlo -
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A Scampia il cambiamento parte dai più piccoli. I bambini del Lotto G hanno trasformato una protesta spontanea in un risultato concreto: il campetto di calcio del quartiere, da anni in condizioni di forte degrado, verrà sistemato grazie all’intervento di Geolier.

Tutto nasce da una serie di video-appelli realizzati dai ragazzi stessi, circolati sui social nelle ultime settimane. Nei filmati non si limitano a denunciare lo stato pericoloso del campo, ma raccontano una realtà più profonda: quella di un quartiere che si sente lasciato solo e raccontato sempre nello stesso modo. Parole dure ma lucide, come quando affermano: «Lo Stato ci ha abbandonato e Gomorra ci ha sputtanato», rivendicando il diritto a essere visti oltre criminalità e stereotipi.

Dall’appello alla risposta concreta

Dietro il successo dell’iniziativa c’è anche il lavoro di chi ha creduto nella forza di quelle voci. Salvatore Paternoster, presidente dell’associazione Giovani Promesse, insieme alla giornalista Cristina Somma, ha accompagnato e amplificato il messaggio, portandolo fuori dai confini del quartiere fino a raggiungere l’artista napoletano.

La risposta di Geolier non si è fatta attendere ed è stata tutt’altro che simbolica: «Lo aggiusto io». Nessun annuncio di facciata, ma un impegno concreto, con sopralluogo e lavori previsti per restituire ai bambini uno spazio sicuro, vivibile e dignitoso.

Un campo, un nome, un’identità

Sono stati gli stessi ragazzi a proporre di intitolare il campo “Geolier Stadium”, come segno di riconoscenza ma anche come affermazione di appartenenza. Un gesto che va oltre il calcio: significa difendere il proprio territorio, pretendere rispetto e raccontare Scampia per quello che è davvero, non solo per ciò che conviene mostrare.

Questa storia racconta molto anche del contesto più ampio. In una città dove molti cittadini si sentono abituati a fare i conti con l’assenza delle istituzioni, cresce la consapevolezza di doversi rimboccare le maniche. Ma un sistema che si regge solo sull’iniziativa di chi “ce l’ha fatta” o sulla generosità dei singoli non può essere una soluzione strutturale.

A Scampia, però, i bambini hanno dimostrato una cosa semplice e potente: quando una comunità trova la forza di parlare con la propria voce, il cambiamento può iniziare davvero.

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