Simonetta muore dopo la liposuzione

Simonetta Kalfus, 63 anni, è morta il 18 marzo dopo essersi sottoposta a una liposuzione in un ambulatorio privato di Roma, zona Cinecittà, lo scorso 6 marzo. L’intervento era stato organizzato da un...

23 marzo 2025 13:00
Simonetta muore dopo la liposuzione -
Condividi

Simonetta Kalfus, 63 anni, è morta il 18 marzo dopo essersi sottoposta a una liposuzione in un ambulatorio privato di Roma, zona Cinecittà, lo scorso 6 marzo. L’intervento era stato organizzato da un medico anestesista, amico della donna, che l’aveva messa in contatto con il chirurgo. Inizialmente, sembrava che l’operazione fosse andata a buon fine, nonostante qualche dolore e la normale terapia antibiotica. Tuttavia, nei giorni successivi, le condizioni della paziente sono peggiorate, portando a un ricovero d’urgenza all'ospedale Grassi di Ostia, dove è deceduta dopo quattro giorni di terapia intensiva.

Dall’intervento al peggioramento delle condizioni
Il malessere di Simonetta Kalfus si è manifestato sin dal giorno successivo alla liposuzione. In un primo momento, il medico anestesista e il chirurgo che l’aveva operata si sono recati a casa sua per somministrarle delle flebo, nel tentativo di alleviare i sintomi. Tuttavia, il 12 marzo, la figlia Eleonora Rivetti si accorge che la madre ha difficoltà a parlare e presenta una deviazione della bocca, segnali preoccupanti che suggeriscono possibili complicazioni neurologiche.

Il giorno successivo, il compagno della donna chiede l’intervento del 118, ma gli operatori, per scelta propria o per rifiuto della paziente, non la trasportano al pronto soccorso di Pomezia, il più vicino alla sua abitazione ad Ardea. Il 14 marzo, però, il quadro clinico precipita: il medico anestesista, notando il peggioramento, decide di portarla personalmente al pronto soccorso dell'ospedale Grassi di Ostia, dove lavora. Qui, i medici riscontrano un’infezione avanzata e dispongono il ricovero in terapia intensiva.

Il ricovero e il decesso
Nonostante le cure, le condizioni di Simonetta peggiorano rapidamente. I medici informano la figlia che la madre è stata intubata e posta in coma farmacologico dopo aver subito un'embolia e diverse ischemie. Il 16 marzo, la situazione diventa ancora più critica: la paziente ha febbre alta e segni di compromissione polmonare a causa dell’infezione in corso. Il giorno successivo, i medici comunicano che la donna non ha più flusso sanguigno al cervello e che le speranze di sopravvivenza sono minime.

Nella notte tra il 17 e il 18 marzo, la figlia riceve una telefonata dall'ospedale: le condizioni della madre sono disperate. Simonetta Kalfus muore poco dopo le 4 del mattino.

L’inchiesta: il chirurgo era già stato condannato
A seguito della denuncia presentata dalla figlia il 17 marzo – quando la madre era già in coma vegetativo – la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Il pubblico ministero Chiara Capezzuto ha disposto l’autopsia e ha acquisito le cartelle cliniche per ricostruire la catena di eventi che ha portato al decesso.

Secondo i familiari, la morte di Simonetta potrebbe essere causata direttamente dalla liposuzione. Il genero della vittima, Danilo Pizi, ha dichiarato che l’operazione avrebbe dovuto riguardare solo i glutei, ma il chirurgo avrebbe aspirato grasso da più parti del corpo, inclusa la zona sotto il mento. «Il corpo era pieno di infezioni», ha riferito.

Un ulteriore elemento preoccupante riguarda il chirurgo che ha eseguito l’operazione. L'uomo, infatti, era già condannato a un anno di reclusione per lesioni colpose in seguito a una mastoplastica additiva mal riuscita, che aveva costretto la paziente a sottoporsi a quattro interventi correttivi.

Le prossime mosse della Procura
L’inchiesta dovrà chiarire diversi aspetti cruciali, tra cui:

Le condizioni igienico-sanitarie dell’ambulatorio in cui è eseguita la liposuzione

L’eventuale negligenza del chirurgo durante l’intervento

Le responsabilità dei medici che hanno assistito la donna nei giorni successivi, in particolare per quanto riguarda il mancato ricovero immediato nonostante i sintomi allarmanti.

Segui il Fatto Vesuviano