MOBILITAZIONE

Stanze a 680 euro nello studentato a Napoli, è protesta

Una rappresentazione simbolica, nelle intenzioni degli organizzatori, della distanza tra le necessità abitative degli universitari e le possibilità economiche

A cura di Redazione
04 novembre 2026 15:30
Stanze a 680 euro nello studentato a Napoli, è protesta -
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Tende da campeggio, cartelli con i prezzi dei posti letto e una contestazione pubblica contro il modello degli studentati privati. È andata in scena questa mattina all'isola A4 del Centro direzionale di Napoli, dove gli attivisti dei Collettivi Autorganizzati Universitari (CAU) hanno organizzato un presidio davanti a Ibrido Living, la nuova struttura destinata agli studenti e in apertura proprio nella giornata di oggi.La protesta punta a richiamare l'attenzione sul costo degli alloggi universitari in città e sulla disponibilità di posti a tariffe sostenibili. Per rendere immediatamente visibile la questione, i manifestanti hanno sistemato alcune tende davanti all'ingresso dello studentato, accompagnandole con cartelli che riportavano i prezzi pubblicizzati: «Affittasi: posto letto singolo 680 euro al mese» e «Affittasi: posto letto doppio 497 euro».Una rappresentazione simbolica, nelle intenzioni degli organizzatori, della distanza tra le necessità abitative degli universitari e le possibilità economiche di molti studenti e delle loro famiglie.La contestazione sui prezzi e sui posti AdisurcNel mirino dei CAU c'è soprattutto il rapporto tra i posti letto complessivamente disponibili e quelli destinati agli studenti che beneficiano delle borse di studio.«Mentre il costo della vita e gli affitti a Napoli sono ormai inaccessibili, il diritto allo studio viene svenduto al miglior offerente», affermano gli attivisti. La loro contestazione si concentra sulla natura privata della struttura e sulle tariffe richieste per soggiornare al suo interno.«A cosa serve inaugurare nuove strutture, se gli studenti non possono permettersi di entrarci?», domandano i rappresentanti dei collettivi, che accusano fondi di investimento e gestori privati di trasformare la necessità di alloggi universitari in un'opportunità di profitto.A sostegno della loro posizione, gli studenti citano i numeri relativi a Ibrido Living: su un totale di 682 posti letto, 195 sarebbero destinati ai beneficiari di borsa di studio Adisurc. Una quota che, secondo i CAU, non sarebbe sufficiente a rispondere alla domanda di alloggi a prezzi accessibili.«Meno di un terzo per il diritto allo studio, tutto il resto lasciato al profitto», è la critica degli attivisti, che chiedono un maggiore investimento nell'edilizia residenziale universitaria pubblica.Il caso di piazza Miraglia e la mobilitazione contro gli sfrattiLa protesta al Centro direzionale si è intrecciata con un'altra vertenza abitativa che, sempre secondo quanto denunciato dai collettivi, si è sviluppata nella stessa mattinata nel centro storico di Napoli.Gli attivisti riferiscono infatti della consegna di lettere di sfratto a decine di famiglie che vivono nella palazzina occupata di piazza Miraglia. L'edificio sarebbe interessato da un progetto di trasformazione in studentato privato promosso dalla società Via dei Tribunali Srl Impresa Sociale.I CAU spiegano di aver partecipato anche al presidio organizzato per opporsi agli sfratti e sostenere le persone che abitano nello stabile. Nella loro ricostruzione, tra gli interessati ci sarebbero famiglie con bambini e anziani, per i quali l'eventuale perdita dell'alloggio rappresenterebbe un problema particolarmente grave.Gli attivisti contestano inoltre l'assenza, a loro giudizio, di soluzioni abitative alternative predisposte dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Una situazione che, secondo il movimento, rischia di lasciare senza una sistemazione le persone coinvolte proprio mentre si avvicina la stagione invernale.«Non si può risolvere l'emergenza abitativa creando un'altra emergenza»Per i collettivi, le due vicende sono legate da una stessa questione: la trasformazione degli spazi urbani e degli immobili in occasioni di investimento, a discapito del diritto alla casa e dell'accesso allo studio.Gli attivisti parlano di «città bomboniere», denunciando processi di trasformazione urbana che, secondo la loro lettura, allontanerebbero gli abitanti dai quartieri per lasciare spazio a nuove attività economiche e immobiliari.La loro posizione, tuttavia, non è una contrarietà alla realizzazione di nuovi alloggi per universitari. Al contrario, i CAU riconoscono che la disponibilità di posti letto è una necessità concreta, ma chiedono che le nuove strutture siano pubbliche, economicamente sostenibili e non diventino uno strumento per giustificare operazioni che comportino l'allontanamento di altre persone dalle proprie abitazioni.«Noi abbiamo bisogno di posti letto, è vero, ma devono essere pubblici, a prezzi accessibili», dichiarano gli studenti. E aggiungono che il bisogno abitativo degli universitari non può essere utilizzato per legittimare interventi che mettano a rischio la permanenza delle famiglie nelle loro case.La mobilitazione si chiude con uno slogan che riassume il senso della giornata: «Diciamo no agli studentati di lusso». Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito cittadino il tema dell'emergenza abitativa, tra il costo degli affitti per gli studenti, la disponibilità di residenze universitarie pubbliche e le conseguenze sociali dei progetti di trasformazione immobiliare.

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