Blitz antidroga con 28 arresti: ci sono anche minori
Un'operazione che ha acceso nuovamente i riflettori sulla diffusione dello spaccio e della violenza tra i più giovani
L'operazione della Polizia di Stato ha interessato diverse città italiane, portando a centinaia di arresti e migliaia di denunce. Nel capoluogo campano coinvolte anche persone minorenni. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra ringrazia gli agenti, ma contesta le politiche dell'esecutivo: «La sicurezza non si fa con gli slogan».Centinaia di arresti, migliaia di persone denunciate e ingenti quantitativi di droga e armi sequestrati. È il bilancio del maxi blitz condotto dalla Polizia di Stato contro la criminalità giovanile su tutto il territorio nazionale. Un'operazione che ha acceso nuovamente i riflettori sulla diffusione dello spaccio e della violenza tra i più giovani, con un dato particolarmente significativo per Napoli: 28 persone arrestate, tra cui anche minorenni.I numeri dell'intervento restituiscono un quadro preoccupante, soprattutto per il coinvolgimento di ragazzi sempre più giovani nelle attività illegali. Il reclutamento di adolescenti da parte degli ambienti criminali rappresenta infatti una delle questioni più delicate sul fronte della sicurezza, perché mette in evidenza non soltanto la presenza delle organizzazioni criminali, ma anche la loro capacità di attrarre nuove leve.Borrelli ringrazia la Polizia ma critica il GovernoSull'operazione è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli. Il parlamentare ha riconosciuto il lavoro svolto dalle forze dell'ordine, ma ha rivolto una dura critica al Governo, soffermandosi in particolare sulle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dopo il blitz aveva ribadito la presenza dello Stato e la volontà di continuare ad agire con determinazione.Per Borrelli, tuttavia, l'efficacia delle operazioni di polizia non può essere considerata sufficiente se non viene accompagnata da investimenti strutturali e da un rafforzamento della presenza delle forze dell'ordine sul territorio.«Presidente Meloni, lo Stato c'è quando la Polizia arresta, ma dov'è quando mancano uomini, mezzi e risorse? Non bastano i comunicati stampa e le dichiarazioni di circostanza», ha dichiarato il deputato.Il parlamentare ha poi contestato le condizioni in cui, a suo giudizio, sarebbero costretti a operare gli agenti, denunciando la riduzione di presidi e risorse e la necessità di garantire più personale e pattuglie nelle strade.«Servono agenti e presidi permanenti, non slogan»Nel suo intervento Borrelli ha insistito sulla necessità di una strategia che non si limiti a intervenire quando i reati sono già stati commessi. Secondo il deputato, per contrastare davvero la criminalità occorre garantire organici adeguati, strumenti operativi e una presenza costante delle forze dell'ordine nelle aree maggiormente esposte.«La sicurezza non si fa con gli slogan. Si fa investendo sulle forze dell'ordine, rafforzando gli organici, garantendo strumenti e presidi permanenti sul territorio», ha affermato.La critica riguarda anche il divario tra gli obiettivi annunciati dal Governo e le condizioni concrete in cui lavorano gli operatori della sicurezza. «Non si può chiedere agli agenti di fare miracoli e poi non mettere loro nelle condizioni di lavorare. Non si può promettere sicurezza e lasciare interi quartieri senza una presenza adeguata dello Stato», ha aggiunto.Minorenni coinvolti: l'allarme sul reclutamento delle nuove leveUno dei passaggi centrali dell'intervento riguarda il coinvolgimento dei minorenni nelle attività criminali. I 28 arresti effettuati a Napoli, con la presenza anche di giovanissimi tra le persone coinvolte, riportano al centro il problema della progressiva anticipazione dell'età di ingresso nei circuiti dello spaccio e della violenza.Borrelli descrive una generazione di ragazzi che rischia di trovare nella criminalità un'alternativa alle opportunità offerte dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro.«Ragazzi che invece di studiare finiscono a spacciare. Che invece di costruirsi un futuro imparano a maneggiare armi. Che vedono nella criminalità un modello di successo e nella violenza uno strumento di affermazione. È questa la vera emergenza», ha dichiarato.Per il deputato, la risposta non può essere affidata esclusivamente agli arresti. La repressione resta necessaria, ma deve essere affiancata da interventi capaci di contrastare le condizioni sociali che favoriscono il reclutamento dei giovanissimi da parte dei gruppi criminali.«Lo Stato deve arrivare prima che un ragazzo diventi un criminale»Nel suo ragionamento, Borrelli individua nella carenza di scuole, servizi, opportunità e presidi sociali uno dei fattori che possono lasciare spazio all'espansione dei clan. Il contrasto alla criminalità, sostiene, deve quindi svilupparsi su due livelli: da una parte l'attività investigativa e repressiva, dall'altra la prevenzione e il rafforzamento delle comunità.«La repressione è indispensabile, ma da sola non basta. Dove arretra lo Stato avanzano i clan. Dove mancano scuole, servizi, opportunità e presidi sociali, la criminalità trova terreno fertile per reclutare nuove leve», ha sottolineato.Da qui l'appello rivolto all'esecutivo affinché alle dichiarazioni sulla sicurezza seguano interventi concreti: più agenti, maggiori risorse, scuole aperte, servizi territoriali e spazi di legalità soprattutto nei quartieri più fragili.La conclusione del deputato riassume il senso della sua critica: «Lo Stato non deve arrivare soltanto per arrestare. Deve arrivare prima, per impedire che un ragazzo diventi un criminale. E deve restare dopo, per restituire ai cittadini il diritto di vivere in quartieri liberi dalla paura e dal controllo della criminalità. La sicurezza non si proclama: si garantisce».