San Giuseppe Vesuviano e Angri, 102 lavoratori in nero e clandestini: chiuse aziende

L’operazione riguarda anche l’intero capitale sociale di una delle società coinvolte

A cura di Redazione
01 ottobre 2026 11:00
San Giuseppe Vesuviano e Angri, 102 lavoratori in nero e clandestini: chiuse aziende -
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Due aziende del settore tessile, con sedi ad Angri e San Giuseppe Vesuviano, sono state sottoposte a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta sul lavoro irregolare e sulle condizioni di impiego dei lavoratori. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Gruppo Tutela del Lavoro di Napoli ed è stato emesso dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della Procura.L’operazione riguarda anche l’intero capitale sociale di una delle società coinvolte. Al centro dell’indagine ci sono presunte condotte di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, l’impiego di cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno e l’omissione dolosa di cautele finalizzate alla prevenzione degli infortuni.Gli accertamenti sono iniziati nel marzo del 2026 e hanno portato all’identificazione complessiva di 102 lavoratori impiegati nei due opifici. Una parte di loro sarebbe risultata occupata senza regolare contratto, mentre alcuni lavoratori stranieri sarebbero stati privi del necessario titolo di soggiorno.Nel corso delle verifiche sarebbero inoltre emerse diverse criticità legate alle condizioni di lavoro. Gli investigatori avrebbero riscontrato turni particolarmente gravosi, compensi ritenuti non proporzionati all’attività svolta e violazioni delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.Gli accertamenti hanno quindi interessato non soltanto la regolarità dei rapporti di lavoro, ma anche le condizioni nelle quali le persone impiegate nelle due strutture avrebbero svolto le proprie mansioni.Il sequestro preventivo è stato disposto, come spiegato dalla Procura, «al fine di impedire la prosecuzione delle condotte oggetto di indagine, nonché in funzione dell'eventuale confisca».L’inchiesta è tuttora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno quindi essere sottoposte alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria e resta ferma la presunzione di innocenza nei confronti degli indagati fino a un eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.

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