Mario colpito alla testa dagli ultras, la sorella: "Costituitevi"
Il 34enne, tifoso del Portici, avrebbe riportato la frattura della teca cranica e una vasta emorragia cerebrale
Un colpo violentissimo alla tempia, sferrato con una mazza da baseball, ha ridotto in fin di vita Mario Spedaliere, 34 anni, macellaio e padre di due bambini. L’uomo è crollato al suolo in un’aiuola lungo la strada, dopo essere stato aggredito da un gruppo di ultrà della Puteolana. L’episodio è avvenuto domenica sera, al termine del derby di Eccellenza Campania vinto dal Portici per 2-0.Il 34enne, tifoso del Portici, avrebbe riportato la frattura della teca cranica e una vasta emorragia cerebrale. Da domenica sera è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni restano gravissime.Nella notte, gli agenti del commissariato di polizia e i carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno identificato e denunciato diversi partecipanti alla rissa. Tra loro anche minorenni: il più giovane ha 14 anni e avrebbe agito insieme al fratello sedicenne. Entrambi sono stati denunciati a piede libero per rissa, insieme ad altre sei persone, tutte residenti a Pozzuoli, nei quartieri Rione Toiano e Sotto al Monte.L’agguato dopo la partitaLe scene dell’aggressione, riprese da alcuni automobilisti, documenterebbero momenti di grande violenza. Nei filmati si vede Spedaliere indietreggiare sull’aiuola mentre cerca di sottrarsi agli aggressori. Poi il colpo alla testa che lo ha lasciato a terra, gravemente ferito.Nel bilancio degli scontri figura anche un tifoso della Puteolana, che ha riportato diverse escoriazioni.La dinamica: auto bloccate e tifosi accerchiatiLa violenza sarebbe esplosa dopo un battibecco tra i due gruppi di tifosi iniziato nella piazza di Arco Felice, a poca distanza dallo stadio, al termine della partita. Il tempestivo intervento di alcuni poliziotti avrebbe inizialmente evitato il contatto fisico tra le tifoserie, ma lo scontro sarebbe stato soltanto rimandato.Secondo la ricostruzione, un gruppo di circa quaranta giovani, alcuni dei quali incappucciati e armati di spranghe e bastoni, avrebbe atteso che i tifosi ospiti raggiungessero le proprie vetture. Gli aggressori avrebbero quindi percorso una strada parallela al corteo di auto del Portici, bloccandone il passaggio all’incrocio vicino all’ingresso della Tangenziale di Napoli.«È stato l’inferno, hanno messo le auto di traverso e li hanno bloccati. In quattro-cinque hanno circondato Mario e lo hanno colpito», racconta Gianfranco, tifoso del Portici presente a Pozzuoli insieme al figlio di nove anni e amico della famiglia Spedaliere.L’appello del padre: «Nessun perdono»La famiglia del 34enne è sotto choc. Il padre Massimo ha lanciato un appello a chi avrebbe materialmente colpito il figlio: «Nessun perdono, chi ha fatto questo a mio figlio si deve costituire. Non si può morire per una partita di calcio».Le indagini proseguono per individuare l’autore del colpo che ha provocato le gravissime lesioni. Polizia e carabinieri stanno esaminando testimonianze, messaggi scambiati nelle chat dei tifosi e immagini delle telecamere installate lungo i percorsi seguiti dai due gruppi.Intanto, l’accaduto ha acceso il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico in occasione di una partita considerata sensibile e sull’adeguatezza delle misure preventive adottate per evitare gli scontri.La condanna delle società e dei sindaciEntrambe le società calcistiche hanno condannato l’aggressione e manifestato vicinanza alla famiglia.La Puteolana 1902 ha definito l’accaduto «una pagina dolorosa e inaccettabile», estranea ai valori dello sport e al rispetto tra comunità, squadre e tifoserie.Il Portici 1906 ha ribadito che «il calcio non può e non deve mai diventare teatro di violenza», sottolineando che la rivalità sportiva deve restare confinata al campo e non trasformarsi in odio e aggressioni.Anche i sindaci di Pozzuoli, Gigi Manzoni, e di Portici, Claudio Teodonno, hanno fatto visita al tifoso ferito. Entrambi hanno condannato l’accaduto, ricordando che «il calcio e lo sport non hanno e non devono avere mai nulla a che fare con la violenza, con la sopraffazione o con la criminalità».