LA VERTENZA

La Mibex a Somma Vesuviana va in sciopero

Al centro della protesta la mancanza di commesse, l’esaurimento delle lavorazioni ancora in corso e il rischio di ricorso agli ammortizzatori sociali

A cura di Redazione
28 ottobre 2026 14:00
La Mibex a Somma Vesuviana va in sciopero -
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Otto ore di sciopero e un presidio davanti alla sede della Regione Campania per chiedere risposte sul futuro dello stabilimento Mibex di Somma Vesuviana. La mobilitazione è stata proclamata per mercoledì 4 novembre dalle Rsu aziendali, insieme alle segreterie territoriali di Fiom, Uilm e Uglm, che denunciano una vertenza arrivata a un «punto di non ritorno».Al centro della protesta la mancanza di commesse, l’esaurimento delle lavorazioni ancora in corso e il rischio di ricorso agli ammortizzatori sociali per i 59 lavoratori dell’azienda.Le commesse in esaurimento e il rischio ammortizzatori socialiIn una nota, le rappresentanze sindacali riferiscono che, nel corso dell’ennesima riunione, l’amministratore delegato avrebbe confermato l’assenza di commesse importanti in grado di garantire la piena capacità produttiva degli impianti.Secondo quanto riportato dalle organizzazioni sindacali, le poche lavorazioni ancora in essere dovrebbero esaurirsi definitivamente entro il 10 novembre, rendendo inevitabile il ricorso agli ammortizzatori sociali.Una prospettiva che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, mette a rischio il futuro occupazionale di 59 famiglie del territorio.«Una gestione miope», la richiesta di risposte alla proprietàNella nota, le Rsu e le organizzazioni sindacali sottolineano di non essere alla ricerca di colpevoli, ma attribuiscono la situazione a una gestione aziendale che, a loro giudizio, non avrebbe mai puntato sulla diversificazione delle attività produttive.«La proprietà ha il dovere di spiegare ai lavoratori quali soluzioni intende intraprendere per garantire la salvaguardia occupazionale delle proprie aziende», si legge nel comunicato.Per il sindacato, il primo passo deve essere un incontro immediato e trasparente con i dipendenti, per illustrare le strategie e le prospettive industriali dello stabilimento.Il ritardo del tavolo di crisi in RegioneA rendere ancora più difficile la situazione, secondo le organizzazioni sindacali, è il fattore tempo.La richiesta di convocazione di un tavolo di crisi alla Regione Campania sarebbe stata presentata già ad agosto, ma il confronto non è ancora stato avviato.I rappresentanti dei lavoratori riconoscono la complessità delle vertenze che la Regione è chiamata a gestire, ma ritengono che il ritardo stia lasciando 59 famiglie in una condizione di incertezza che non può più essere prolungata.Nel comunicato viene inoltre ricordato il confronto con la Prefettura, unico interlocutore istituzionale che, secondo i sindacati, avrebbe finora ascoltato le richieste dei lavoratori e fornito indicazioni per evitare un ulteriore inasprimento della vertenza.La mobilitazione: «Servono risposte certe»Le Rsu chiedono un intervento tempestivo delle istituzioni e un impegno concreto da parte della società civile per individuare soluzioni condivise, capaci di tutelare l’occupazione e il futuro industriale del territorio.La mobilitazione del 4 novembre, con lo sciopero di otto ore e il presidio davanti alla Regione Campania, rappresenta un nuovo passaggio della vertenza.«La mobilitazione proseguirà finché non verranno fornite risposte certe sulla tenuta occupazionale e sul futuro dello stabilimento», concludono i rappresentanti sindacali.

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