"Aveva scoperto un segreto", l'obiettivo della ricina potrebbe essere la figlia
Una ricostruzione che, se confermata, attribuirebbe alla ragazza un ruolo centrale nella scelta delle persone da colpire
Sara Di Vita potrebbe essere stata una vittima designata, insieme alla madre Antonella Di Ielsi, nell’avvelenamento con ricina che ha provocato la morte di entrambe. È l’ipotesi rilanciata dalla trasmissione di Canale 5 “Dentro la Notizia”, mentre la procura prosegue le indagini e il fascicolo resta aperto contro ignoti.L’ipotesi di un segreto scoperto da SaraSecondo quanto riferito dal programma televisivo, gli investigatori sarebbero orientati a ritenere che Sara, la più giovane delle due vittime, non sia stata coinvolta nell’avvelenamento soltanto come vittima collaterale, ma fosse un obiettivo insieme alla madre.Una ricostruzione che, se confermata, attribuirebbe alla ragazza un ruolo centrale nella scelta delle persone da colpire.Il possibile movente, sempre secondo quanto riportato da “Dentro la Notizia”, sarebbe legato a un «segreto che Sara aveva scoperto. Un segreto importante». Sarebbe stata proprio questa conoscenza, secondo l’ipotesi rilanciata dalla trasmissione, a spingere chi ha compiuto l’avvelenamento ad agire contro la giovane e sua madre.Si tratta, al momento, di una pista investigativa riportata dai media e non di una conclusione giudiziaria.Le persone vicine alla famiglia al centro degli accertamentiGli interrogatori avrebbero fatto emergere anche un altro elemento: Sara e Antonella avrebbero manifestato antipatie nei confronti delle stesse persone.È su queste figure che si concentrerebbe ora l’attenzione degli inquirenti, nell’ambito degli accertamenti sulle persone vicine alla famiglia Di Vita.Le indagini, tuttavia, non hanno ancora portato all’individuazione di un responsabile. Il procedimento resta formalmente contro ignoti e non risultano al momento persone accusate del duplice omicidio.Analisi in Germania: risultati attesi non prima di dicembreIntanto proseguono gli esami scientifici sui reperti e sugli alimenti prelevati nell’abitazione di Pietracatella. Le analisi sono affidate al Robert Koch Institute di Berlino, centro specializzato che sta esaminando il materiale raccolto.Gli esperti tedeschi avrebbero chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni per completare le operazioni e consegnare i risultati. Di conseguenza, le prime novità sugli esiti degli accertamenti non sono attese prima di dicembre.Secondo quanto riferito, le eventuali ulteriori proroghe per le operazioni di consulenza tecnica sarebbero di trenta giorni ciascuna, fino al limite dei sei mesi dall’avvio delle attività.I risultati delle analisi potrebbero fornire elementi decisivi per ricostruire le modalità dell’avvelenamento e contribuire a chiarire una vicenda che, al momento, resta senza colpevoli.