Tre milioni di euro della camorra nascosti sotto al pavimento

Il denaro è stato trovato dai carabinieri durante una perquisizione nell'abitazione di una persona considerata ai vertici del gruppo

A cura di Redazione
21 settembre 2026 21:00
Tre milioni di euro della camorra nascosti sotto al pavimento -
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Tre milioni e 200mila euro in contanti, nascosti all'interno delle mura di un'abitazione di Caivano. È uno degli elementi più rilevanti contenuti nella maxi-inchiesta che ha portato a 34 misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute coinvolte, a vario titolo, in un'organizzazione criminale riconducibile secondo gli inquirenti al clan Angelino, attivo tra Caivano e Casoria.Il denaro è stato trovato dai carabinieri durante una perquisizione nell'abitazione di una persona considerata ai vertici del gruppo, nel quartiere Bronx. Per raggiungere i nascondigli sarebbe stato necessario demolire alcune porzioni delle pareti a colpi di martello. Le banconote, tutte da 50 euro, erano confezionate e sistemate in modo ordinato e sarebbero state successivamente trasportate via dagli investigatori utilizzando secchi di plastica.Nello stesso immobile sono stati trovati anche undici orologi di lusso, il cui valore complessivo è stato quantificato in oltre 127mila euro.L'inchiesta e le 34 misure cautelariI dettagli emergono da un'ordinanza di custodia cautelare di oltre 1.100 pagine firmata dal gip del Tribunale di Napoli Lucia De Micco. Il provvedimento riguarda 34 indagati: 23 destinatari della custodia in carcere e altri 11 sottoposti agli arresti domiciliari.A eseguire le misure sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e i militari delle sezioni operative delle compagnie di Caivano e Casoria.L'indagine, sviluppata tra il 2021 e il luglio 2025, avrebbe ricostruito l'organizzazione e il funzionamento di diverse piazze di spaccio, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.Le piazze di spaccio organizzate come attività commercialiSecondo la ricostruzione investigativa, il traffico di droga sarebbe stato gestito attraverso un sistema strutturato, con turni, rifornimenti programmati e una precisa suddivisione dei compiti.I collaboratori di giustizia avrebbero descritto un'organizzazione nella quale le forniture di stupefacenti arrivavano con cadenza regolare, in particolare all'inizio della settimana. I quantitativi sarebbero stati accompagnati dall'obbligo di saldare il pagamento entro il venerdì successivo.Le piazze, in molti casi, sarebbero state gestite all'interno dei singoli nuclei familiari. Una modalità che, secondo quanto riferito dai pentiti, avrebbe consentito di limitare il coinvolgimento di persone estranee all'organizzazione.Rolex e controllo del territorioTra gli elementi citati negli atti ci sono anche gli investimenti in beni di lusso. L'acquisto di Rolex sarebbe stato utilizzato, secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, anche per ostentare sui social network la disponibilità economica e la forza del gruppo.Il controllo delle attività sul territorio avrebbe inoltre richiesto figure con competenze specifiche, indicate negli atti come "professionalità" a disposizione esclusiva del clan. Per alcune di queste persone sarebbero stati previsti compensi mensili compresi tra 10mila e 20mila euro.Secondo la ricostruzione attribuita ai collaboratori, a una di queste figure sarebbe spettato anche il compito di autorizzare le forniture di cocaina destinate alle diverse piazze di Caivano.Il capitolo legato alla morte di Antonio NataleUna parte dell'indagine riguarda inoltre gli eventi successivi alla scomparsa di Antonio Natale, il giovane ucciso a colpi di arma da fuoco il cui corpo venne ritrovato dopo diverse settimane.Secondo quanto emerge dagli atti investigativi, in quella fase il gruppo avrebbe contrastato il tentativo di riportare le attività di spaccio nel Parco Verde, mantenendo invece il controllo sulle piazze già operative.Gli elementi raccolti dagli investigatori delineano quindi, secondo l'ipotesi accusatoria, una struttura capace di organizzare il traffico di stupefacenti attraverso regole interne, sistemi di rifornimento e un controllo territoriale articolato.Le accuse dovranno ora essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. Per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.

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